Categoria: Spiritualità

L’esame finalePer realizzare qualcosa occorre che prima quella cosa entri a far parte delle possibilità “interiori” della persona. È una questione non solo inevitabile, ma anche logica: prima di arrivare in un certo posto, quel posto deve essere “in vista”; o mi deve stare davanti o comunque devo ritenere per certo che esista e che io possa arrivarvi.

Il principio è generale e vale per qualsiasi raggiungimento, che sia esterno o che sia interno.

È questo il motivo per cui nell’ambito della crescita personale più pragmatica e terrena, legata ai desideri della personalità, e dunque alla personalità stessa, si lavora molto sugli obiettivi e sul fatto che essi siano percepiti come possibili… anzi, di più, come probabili, persino come inevitabili!

Il principio in sé non è sbagliato; è solamente applicato a cose effimere di alcuna importanza, quelle cose che spariscono con la morte e che l’anima non può portarsi appresso. Sono i tesori posati in terra di cui parla Gesù, contrapposti ai tesori posati in cielo, quelli sì imperituri ed eterni, i quali sono gli apprendimenti interiori che l’anima ovviamente si porta appresso in qualunque esistenza vada a vivere dopo la morte dell’involucro fisico (nonché degli altri involucri più sottili).

Il primo livello, relativamente a qualunque traguardo, è il diniego, ossia il negare che quel traguardo sia possibile: esso è una profezia che si autoavvera e impedisce alla persona di addivenire al traguardo in questione. Questo è grave sia nei propri confronti, perché si sta limitando il proprio percorso di crescita, sia nei confronti degli altri, perché li si sta inducendo a limitare il percorso altrui, cosa che avrà ovviamente conseguenze karmiche (o credete di poter pensare, dire o fare qualunque cosa senza che vi siano conseguenze? Ricordate che “Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto”, sempre per dirla con Gesù, il quale in questo brano sta enunciando la perfetta corrispondenza tra mondo interiore e mondo esteriore… ammesso che vi serva qualcuno per confermarla).

Il secondo livello è la possibilità: qua non si ha ancora certezza, e magari nemmeno si ritiene la cosa probabile, ma quantomeno la si reputa possibile. È un grande passo in avanti, poiché quell’evento entra nel range percettivo dell’individuo; ora non gli è più alieno e impossibile, ma è una possibilità, per quanto magari lontana e indistinta nell’orizzonte degli eventi.

Il terzo livello è la realizzazione, e ad esso non ci si arriva se non c’è stato in precedenza un lavoro atto a sviluppare questa realizzazione, nella presente esistenza o in esistenze precedenti. In esistenze precedenti, sarebbe meglio utilizzare il plurale, giacché il percorso solitamente necessita di tanti sforzi e tanti tentativi.
Questo ultimo passo, tuttavia, diviene quasi trascurabile (sempre che l’illuminazione possa definirsi “trascurabile”) rispetto al secondo, che è il vero motore di tutto il processo.

Il terzo passo consiste nel togliere il velo che ci separa dalla realtà, mentre il secondo consiste nel realizzare che c’è un velo tra noi e l’Esistenza. Nella prima fase, invece, si vive letteralmente circondati dai veli, per cui qualsiasi visione del vero è preclusa e il progresso interiore sarà necessariamente lento e faticoso. Come sempre, è un discorso di consapevolezza e di progressivo risveglio.

“Il Sé è sempre qui, basta che tu rimuova il velo che impedisce la rivelazione del Sé. Una volta che hai realizzato il Sé, questo diventerà la tua esperienza diretta e immediata, che non ti abbandonerà più”: così diceva Sri Ramana Maharshi.

Fosco Del Nero
Agisco nell’ombra per servire la luce

 

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