Categoria: Principio speculare

Gli autori come proprio specchioQuesto articolo contiene qualcosa di cui certamente in tanti si saranno già accorti, sia in relazione a sé stessi, sia in relazione ad altre persone. Il concetto centrale è breve: molti lettori delle tematiche esistenziali utilizzano gli autori che leggono come proprio riflesso e li investono tanto delle loro aspettative su come dovrebbero essere i maestri e su come ci si dovrebbe comportare nella vita, quanto dei loro riflessi interiori, vedendo negli autori qualcosa che non c’è. E la regola generale è sempre quella: se io vedo nel mondo, in qualcuno o in un evento, qualcosa che non c’era, vuol dire che ce l’ho messo io. Non c’è scampo da questa regola, tenetelo ben presente.

Altra regola: quello che comanda è sempre il proprio livello di consapevolezza, per cui da un certo livello di consapevolezza discenderanno in automatico delle cose, mentre da un altro livello di consapevolezza ne discenderanno delle altre. Va da sé che tale livello non è fisso, a meno che non si sia già raggiunto un livello stabile da Buddha, ma comprende una forbice, la quale ha un punto massimo, uno minimo e una media.
Per non farla complicata, prendete come riferimento tale punto medio, sapendo che comunque i singoli momenti non si discosteranno troppo da esso, verso l’alto o verso il basso.
In effetti, il percorso evolutivo, vita dopo vita, non è altro che l’opera di elevazione, e di stabilizzazione, di tale fattore mediano e di tale forbice.

Veniamo ora al nucleo centrale dell’articolo: più un personaggio è in vista, più è normale che sia oggetto di giudizi, considerazioni, commenti, e che qualcuno (sentendone l’irrefrenabile bisogno) gli dica cosa ne pensa di lui, del suo lavoro, o che lo contatti per chiedere questo o quello.
Da che ho iniziato a scrivere su internet, nel 2008, ho ricevuto molti messaggi, letteralmente di ogni tipo: la stragrande maggioranza era di persone che mi scrivevano per ringraziarmi di quello che faccio come contributo pubblico e gratuito alla consapevolezza collettiva o per farmi i complimenti per un mio libro o per il mio lavoro in generale. Questo lo dico subito a scanso di equivoci.

Ogni tanto però spunta fuori qualcuno con dei problemi psicologici (“psiche” deriva dal greco e in realtà non vuol dire “mente”, ma “anima”, col risultato che i problemi psicologici sono in realtà problemi dell’anima, ossia questioni esistenziali non ancora risolte) che mi dice qualcos’altro. La cosa curiosa è che a volte capisco come mai me lo abbia detto (c’è un possibile fraintendimento, un aggancio di qualche tipo, per quanto poi la persona ci lavori sopra, e mi rendo conto anche di questo: se avete scelto “bene” l’autore da seguire sappiate che egli sa cosa ha davanti), mentre a volte non lo capisco (la cosa sembra proprio saltata fuori dal nulla), il che da solo basta a evidenziare come ciò che vien detto non è farina del sacco di colui cui vien detto, ma di colui che lo dice… come è ovvio che sia, dal momento che questo vale in generale.

L’articolo vuol dunque essere un motivo al fattore specchio, ma anche una sorta di inserto umoristico.

Primo caso: tempo fa mi aveva scritto una persona, tutta salamelecchi, dicendomi che in me vedeva un “iniziato”, salvo poi rimangiarsi tutto e mettersi a offendermi dopo aver saputo che non ritenevo maestro un personaggio a dir poco losco (video assai compromettenti, testimonianze pesanti ai suoi danni, previsione sul futuro clamorosamente sbagliate, etc; peraltro da sempre mi aveva suscitato sensazioni negative alla sola vista). Il passo dall’elogio all’insulto è stato curiosamente breve… peraltro, motivato dalla stessa energia personale: chi elogia lo fa per far piacere agli altri, così allo stesso modo insulta perché crede così di danneggiare-deprimere le altre persone.
Ma chi è centrato è del tutto indifferente tanto ai complimenti quanto alle offese (come suggerisce Buddha nel Dhammapada o Krishna nella Bhagavad Gita): chi si mette a offendere sta qualificando il proprio livello di coscienza egoica, e inoltre in quell’offesa sta parlando di sé stesso, non degli altri; l’oggetto dell’offesa difatti sarà un difetto della persona insultante, che essa ne sia conscia o meno (ad esempio, a dare della prostituta alle donne sarà sempre e solo una persona che d’abitudine vende sé stessa in qualche modo, fisico, emotivo o mentale, e che dunque vive in prima persona la vergogna di quel mercimonio: altrimenti non avrebbe l’istinto di usare quell’epiteto come offesa personale).

Altro caso: qualche tempo fa mi ha scritto una persona, anche lei partendo con toni gentili ed elogiativi, chiedendomi che le spedissi in regalo due miei libri. Il motivo per cui avrei dovuto spedirglieli stava nel fatto che aveva perso il lavoro. Gentilmente mi dava anche due scelte: la prima era spedirli proprio a lei (cosa che preferiva), la seconda inviarli alla biblioteca pubblica della sua zona (la sua seconda preferenza).
Anche in questo caso sin da subito ho percepito un’energia non troppo elevata, diciamo così, ma i toni gentili mi hanno comunque portato a rispondere, mentre in altri casi (arroganza o maleducazione) non rispondo nemmeno. In questo caso, tuttavia, se non c’era violenza nelle parole, c’era un tono di fondo manipolatorio, “arricchito” dalla foto di alcune righe di un libro in cui l’autore invitava a essere generosi e a dare qualcosa gratuitamente. Regola generale: chiunque cerca di forzare la volontà altrui con qualsiasi mezzo sta cercando di manipolarlo e ha quell’energia dentro di sé, che è un’energia spirituale piuttosto bassa.
Le ho fatto notare due cose: la prima era che tra siti internet, pagine Facebook, recensioni di libri, lunghi approfondimenti, articoli divulgativi, lista di film consigliati, lista di libri consigliati, nonché varie ed eventuali come ebook o il canale Youtube, tutto rigorosamente gratuito, già lavoravo di mia spontanea volontà svariate ore al giorno senza alcuna retribuzione (e da ormai una dozzina d’anni), e che quello era il mio contribuito alla consapevolezza collettiva (cosa comunque affatto obbligatoria, e infatti non lo fa praticamente nessuno, ma una mia libera scelta).
La seconda cosa era che non avrei materialmente potuto spedire i miei libri a tutte le biblioteche d’Italia… cosa che peraltro a lei non interessava, visto che a lei interessava solo leggersi i miei libri gratuitamente.
Peraltro, non si rendeva conto che leggersi i libri di una persona che si fosse dimostrata facile da manipolare sarebbe stato un passatempo poco proficuo… ma quello era il suo livello evolutivo e in tale livello quel dilemma non si poneva, non visto.

Ne approfitto per evidenziare che, se da un lato si fa opera buona col volontariato (che sia “fisico” o “spirituale”), dall’altro lato, se si esagera, si rischia di crescere dei bambini spirituali, gente che non si prende carico del proprio percorso, incapace di produrre lo sforzo necessario, e che esige che facciano tutto gli altri… compreso rifornire a proprie spese le biblioteche nazionali (o magari solo quelle della propria zona, concetto ovviamente egocentrico).
Nessuna sorpresa che la suddetta persona poi mi abbia accusato di essere pieno di ego (perché mi sono rifiutato di spedirle dei libri gratis…): come sempre si fa, ha proiettato la sua zona d’ombra sugli altri…
… e come dicevo in apertura gli autori, perlomeno quelli raggiungibili, sono spesso oggetto di tali proiezioni, cosa che vedo sia dai messaggi che ricevo io sia da quelli che ricevono altri colleghi.
Sulla questione dei soldi e della gratuità, comunque, tempo fa ho scritto un lungo articolo, che vi consiglio caldamente di leggere: Soldi, spiritualità, gratuità, offerta libera: per chi non ha ancora capito.

A proposito di questo argomento, son stato accusato anche di essere avido, io che dal 2008 spendo volontariamente parte del mio tempo in un impegno non retribuito, che non ho mai percepito uno stipendio in vita mia perché fin da giovane ho scelto di dedicarmi a un percorso diverso da quello “studia-trovati un lavoro-obbedisci al sistema-guadagna-consuma-sposati-accendi un mutuo-riproduciti-vivi come vivono tutti-ammalati di qualche malattia grave-muori”, che offro gratuitamente una mole di contenuti enorme a chiunque vuole e che dai libri venduti prendo royalty bassissime (non perché siano basse le mie, ma perché son basse tutte le royalty di tutti i libri, casomai non lo sapeste).
Accusare di avidità una persona che ha scelto di dedicare la sua vita al percorso evolutivo e alla diffusione per larga parte gratuita di quanto ha imparato-appreso è quantomeno curioso, e sarebbe simile all’accusare di avidità chi tutti i giorni per mezza giornata, estate e giorni di festa compresi, fa volontariato per i poveri: al di là dell’attività svolta, la proporzione è quella.
Verrebbe da domandare a chi chiede questo, o anche a chi chiede libri in omaggio, quante ore giornaliere tali persone dedichino a un’attività gratuita di volontariato, quale che sia… ma sarebbe una domanda inutile, giacché chi conosce le leggi dell’esistenza sa che si tratta del solito meccanismo: gli individui vedono fuori le loro zone d’ombra al di là di ciò che c’è realmente, e se ne infastidiscono: questo è il metodo che ha l’Esistenza per mostrarci ciò che va corretto in noi. Il principio speculare, valido in generale, viene come detto particolarmente acuito in riferimento ad autori, insegnanti e maestri, inevitabilmente oggetto di feroci giudizi da parte dei meno consapevoli.

Peraltro, chi opera per il bene è sempre contento che ci sia qualcun altro a operare nella stessa direzione, fosse anche in modo leggero. Come diceva Gandhi, le critiche a chi fa vengono sempre da chi non fa o da chi non fa quasi niente (e inconsciamente cerca di demolire, almeno ai propri occhi, la figura di chi invece si è messo a servizio in modo più o meno sostanzioso).

Inoltre è interessante notare come, di fronte alla medesima situazione, in questo caso una certa mole di contenuti offerti gratuitamente al pubblico, alcuni reagiscano ringraziando e altri reagiscano chiedendo e pretendendo dell’altro… naturalmente senza dare niente in cambio. Questo è ovviamente rivelatore del tipo di approccio che si ha nei confronti dell’esistenza: chi si pone di fronte ad essa con un approccio del tipo “dammi, dammi, dammi” otterrà che l’esistenza stessa, nel suo essere specchio, gli dirà “dammi, dammi, dammi”; viceversa, chi si pone con un atteggiamento “tieni, tieni, tieni” otterrà di riflesso dal cosmo la medesima generosità. E ricordate che stiamo parlando sempre di energie interiori, ciò che in molti non hanno capito: io posso fare volontariato 24 ore al giorno avendo dentro un’energia di rabbia, aggressività e scarsità, e sarà quello che la vita mi rispecchierà. E così via per ogni tipo di vibrazione interiore.

Andiamo avanti: son stato spesso accusato anche di essere arrogante, e questo solo perché dico la verità in modo sincero e onesto. Con toni sempre ben educati, peraltro, per cui anche in questo caso l’accusa parla di chi accusa, e non dell’accusato.
Tuttavia in molti non riescono a sostenere la verità e o la luce, e preferiscono ambienti più in penombra, fisicamente e allegoricamente, per cui pure qui è tutto chiaro.

Una volta, e anche quell’episodio mi fece sorridere, una persona sconosciuta mi scrisse via mail, con un tono talmente tanto arrabbiato che pareva l’avessi offesa, dicendomi che ero noioso e banale e che mancavo totalmente di creatività. A parte che il solo fatto di attivarsi per provocare qualcuno indica un qualche squilibrio interiore (uno potrebbe semplicemente evitare di frequentare un certo sito o una certa pagina online e il problema sarebbe risolto), ma la cosa assume rilevanza ancora più notevole dal momento che la persona tacciata di scarsa creatività è una persona che ha al suo attivo: due siti, due blog, due pagine facebook, video e compilation musicali, una dozzina di libri scritti (al tempo però era qualcuno in meno), svariati ebook, che si destreggia tra saggistica, narrativa ed esperimenti vari (versetti, illustrazioni, etc), e che propone una visione del mondo e uno stile di vita non comune, certamente difforme dalla media umana attualmente preponderante… ci vuole davvero tanta fantasia per accusare una tale persona di poca creatività!
Ma, come detto, le accuse parlano sempre dell’accusante, e solo a volte dell’accusato.

Altro caso, pure questo veloce: mi è stato dato anche del classista e del razzista, cosa anche questa curiosa per chi si dedica alla consapevolezza collettiva, ossia di tutti per definizione (viceversa io non seguo persone singolarmente: esattamente il contrario del classismo, dunque).
Anche in questo caso, si sarebbe potuto far notare che ho avuto amici di tante nazionalità, che ho vissuto all’estero per un certo periodo (in mezzo a stranieri di svariati colori o religioni), che ho avuto amici di svariati colori, etnie e gusti sessuali, per non parlare di estrazioni sociali, ricchezza o altro.
In questo caso, peraltro, non sono nemmeno riuscito a capire perché mi fosse stato dato del razzista. Ma non importa: è il solito meccanismo, e quando una persona sa con certezza cosa c’è dentro di lei, ed è sufficientemente centrata, non si può più offendere per quello che le vien detto, e anzi ne sorride.

Ultimo esempio: una persona che frequentava una delle mie pagine facebook, e che evidentemente in passato aveva scritto dei commenti cui io avevo risposto, si era lamentata del fatto che lei mi fosse antipatica, fatto che dava per scontato (la cosa nella sua mente non era nemmeno dubbia, era così punto e basta). In realtà non avevo affatto idea di chi fosse la persona in questione, e se in passato avevo risposto a suoi commenti lo avevo fatto come ho fatto centinaia e centinaia di volte: rispondo a quanto mi viene chiesto in modo neutro, senza atteggiamenti verso chi chiede (il quale dal mio punto di vista non è altro che un’icona su facebook, e di icone ne vedo tante e non me le ricordo certo tutte, grazie a Dio).
Ho riferito ciò alla persona, ma niente: era ancora convinta che in passato le avessi risposto male, che mi fosse antipatica, che anzi stavo negando che mi era antipatica, che stavo facendo il superiore e via discorrendo. Evidentemente c’era dell’ego in azione, e anche senso di inadeguatezza, e anche rabbia… ma gli autori non ci possono fare niente se le persone proiettano le loro cose su di loro.

Al di là dei singoli dettagli, in casistiche tipo questa vi è un’energia-attitudine di fondo: quella di cercare ai propri occhi di elevare sé stessi non tramite il percorso interiore, ma abbassando, sempre ai propri occhi, gli altri. Ecco quindi che gli autori divengono bersagli perfetti (in ambito esistenziale; i ricchi lo sono in ambito economico e via discorrendo per ogni settore): “Hai visto, in fin dei conti quel tipo non era una gran persona… probabilmente son meglio io”.
Questo è l’inganno dell’animo debole, che critica e giudica gli altri per esaltare sé stesso nel presunto contrasto… e magari critica proprio quelli che fanno o che riescono in qualcosa che vorrebbe fare egli stesso. Tale contrasto-confronto, inoltre, rivela un’energia di forte dualità, e quindi di ego, per chi conosce le leggi dell’esistenza.

L’articolo in conclusione serve anche per dissuadere chi altri volesse insultarmi o al contrario blandirmi per ottenere qualche favore personale: sappiate che è inutile.
Se è inutile dal punto di vista di chi offende o chiede, non è però inutile dal punto di vista di chi riceve, e questo è un ulteriore spunto nell’articolo: ogni volta che qualcuno ci elogia oppure ci insulta, occorrerebbe guardarsi dentro e vedo se quanto ci vien detto muove qualche corda: se qualcosa vien mosso, tanto con i complimenti quanto con le offese, vuol dire che là c’è del lavoro, quale che sia l’ambito chiamato in causa di volta in volta.
Quanto espresso da Buddha, Krishna e anche Gesù sulla centratura interiore è comunque ben reale e tangibile: più si diviene distaccati dalle lodi, più si diviene distaccati dal biasimo, e dunque sereni e centrati a prescindere dagli altri.

Sempre attenti e sempre al lavoro.

Fosco Del Nero
Agisco nell’ombra per servire la luce

 

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