Difficoltà relazionali ed evoluzione personaleOgni tanto mi capita di leggere qualche articolo in cui si parla male della meditazione. A volte essa è definita “inutile”, a volte è definita “lontana dalla nostra cultura” e quindi poco percorribile, a volte viene equiparata a una mera pratica fisica, altre volte vien detto persino che è rischiosa o dannosa.

Facciamo un poco di chiarezza, partendo da un punto: la gran parte dei mistici che si sono risvegliati, da Buddha a Osho, da Yogananda ad Ananda Moyi Ma, si è risvegliata grazie a una pratica meditativa, e conseguentemente ha sempre caldeggiato la meditazione presso i propri allievi. Anche quando essi si rivolgevano a un pubblico occidentale, il che significa che dei risvegliati ritenevano tale strumento adatto all’umanità in senso generale, al di là di nazionalità e cultura (il che da solo già concluderebbe il discorso, per chi sa che l’unica cosa che conta è la consapevolezza e la saggezza che ne deriva).

Secondo punto: tutte le tradizioni esistenziali-spirituali consigliano a loro volta la meditazione, o una pratica equipollente, come importante pratica di consapevolezza. È una costante lunga migliaia di anni; anche da questo punto di vista è difficile sottovalutarne l’importanza. Peraltro, fa parte integrante dello yoga, e anzi ne costituisce la parte più essenziale (le posture sono solo la periferia dello yoga, non certo il centro).

Terzo punto, che forse è il punto sul quale in tanti cascano: lo scopo della meditazione è creare nella persona lo stato meditativo, che poi dovrà essere portato dal praticante lungo il corso della giornata e della sua intera vita. L’obiettivo della meditazione è dunque simile a quello della preghiera o della presenza, con una differenza: mentre si può pregare a tanti livelli (a un livello egoico, a un livello materiale, a un livello più spirituale e a un livello ancora più sottile… finché la preghiera sparisce perché si è diventati preghiera), e mentre si può essere presenti a tanti livelli (i maghi neri di presenza ne hanno tanta… ma la utilizzano nella direzione del servizio a sé stessi), lo stato meditativo va oltre: esso è presenza di livello elevato, esso è preghiera di livello elevato. Contiene dunque i semi di partenza, però portati a completa fioritura. Questa è la vera meditazione, la quale, al contrario della presenza o di altre qualità sviluppate dalla personalità, è incompatibile con violenza, ego, rabbia, paura, sopraffazione, mentre al contrario si può essere molto centrati e presenti e purtuttavia avere carenza di compassione, se non proprio rendersi protagonisti di azioni violente e distruttive.

Quarto punto: se in pochi arrivano a quello stadio finale, la pratica della meditazione consente di portare man mano più luce nel proprio mondo interiore, e quella luce genera una trasformazione alchemica delle proprie energie interiori. Dove c’è luce c’è consapevolezza, e dove c’è luce non può esserci oscurità. Ecco quanto è importante la meditazione, che ingloba in sé l’auto-osservazione e la porta sempre più in alto. Naturalmente, come tutte le pratiche interiori, occorre impararla e poi portarsela appresso quanto più si riesce a fare, altrimenti la pratica rimarrà isolata, e rimarrà una mera disciplina, senza diventare stato di coscienza stabile, stile di vita concreto.

Quinto punto: chi ritiene che la meditazione sia inutile semplicemente non ha capito nulla della vita. Tali persone magari la vedono come una perdita di tempo, insensata dal momento che nella vita ci sono tante cose da fare… ma non hanno capito che la meditazione dona serenità e forza interiore, una qualità superiore che permette di fare ogni cosa meglio, con più precisione ed efficacia. E man mano che si medita si scopre che tante cose che si “avevano da fare” erano inessenziali, o addirittura perniciose, e dunque finiscono fuori dalla lista. Potrebbe arrivare un punto in cui nella lista rimangono solamente la meditazione e pochissime altre cose (le necessità corporali, il servizio all’esistenza).

È però vera una cosa: come tutte le tecniche, la meditazione può risultare più o meno adatta alla singola persona, e questo lo deve vedere la singola persona. All’interno del grande mondo della meditazione, tuttavia, esistono tante e tali possibilità per cui probabilmente ogni bocca troverebbe il suo giusto pane: pare che vi siano 112 tipi di meditazione, a cominciare da quella più semplice e famosa, la vipassana, che si pratica con l’osservazione del proprio respiro e che tanti hanno consigliato, da Osho a Tolle.

In conclusione, sintetizziamo i concetti centrali di questo articolo (per chi si fosse distratto, a proposito di presenza e di stato meditativo): la meditazione è stato lo strumento di risveglio di tanti mistici; praticamente tutte le tradizioni esoterico-esistenziali consigliano la pratica meditativa; lo stato meditativo corrisponde al livello più alto della presenza e della preghiera; lo stato meditativo genera una consapevolezza sempre crescente all’interno della persona; la meditazione è la cosa più pratica e concreta tra tutte; esistono tanti tipi di pratica meditativa e sta alla persona trovare quale è più adatto ad essa.

La prossima volta che sentite qualcuno affermare che la meditazione non è utile o è dannosa, sappiate per certo che si tratta o di qualcuno che non ha una visione chiara delle cose o di qualcuno che vuol portarvi fuori strada e rallentarvi.

Fosco Del Nero
Agisco nell’ombra per servire la luce

 

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