Cosa è il giudizio

Cosa è il giudizioNella letteratura di crescita personale si parla molto del giudizio, tanto che alcuni autori ne hanno fatto il punto principale da affrontare al fine di fare uno scarto evolutivo in avanti di una certa portata.
Tuttavia, non vi è molta chiarezza riguardo a cosa sia il giudizio, tanto che molte persone ancora non hanno compreso di preciso di cosa si tratta.

Ho voluto porre rimedio a questa (non piccola) lacuna con il presente articolo, che come i precedenti sarà estremamente chiaro e semplice, proprio per fornire davvero a tutti gli strumenti evolutivi necessari…

… e poi ovviamente starà alla singola persona metterli in atto e fare i propri passi lungo il proprio cammino evolutivo.

Prima vediamo cosa è il giudizio, e poi vediamo le sue implicazioni esistenziali.

Per definire cosa è il giudizio parto dagli estremi umani: da un lato abbiamo le persone dedite a gossip, malevolenza, giudizi di ogni tipo, lamentele, esecrazioni e simili, che credono che giudicare gli altri sia sacrosanto se sono brutti, sporchi e cattivi. Dall’altro lato invece abbiamo una certa fetta della “gente della crescita personale” che, sulla scorta della letteratura di settore sul giudizio, è arrivata a ritenere che sia giudizio ogni pensiero, considerazione od osservazione sugli altri o sulla vita.

Ora, raramente gli estremi sono centrati, per utilizzare una frase che è sia un eufemismo sia un ossimoro, oltre che una battuta ironica da “gente della crescita personale”, e vediamo subito perché in questo caso non lo sono.

Il pensiero non equivale al giudizio, se no, giacché (volenti o nolenti) siamo dotati di testa, ci sarebbe impossibile non giudicare.
Viceversa, il giudizio consiste in un pensiero cui è attaccata un’emozione duale del tipo giusto-sbagliato, buono-cattivo, bene-male. In breve un’energia del tipo “così non va bene”, oppure “dovrebbe essere così”.

Questo ci riporta alla solita dicotomia tra eventi esterni ed energie interne: il medesimo fatto o le medesime parole di qualcuno potrebbero avere in sé giudizio oppure potrebbero non averlo… e per chi osserva è impossibile saperlo a priori (a meno di avere una consapevolezza interiore molto elevata, che naturalmente è cosa di pochi individui).

L’unica cosa sicura, d’altro canto, è che, per il principio dello specchio, se proviamo fastidio per il giudizio che vediamo fuori, è perché lo abbiamo dentro, e quindi, come sempre, l’unica cosa che conta siamo noi e ciò che abbiamo dentro, non ciò che hanno dentro gli altri.

Io posso fare una battuta ironica a una persona e non essere nel giudizio, e anzi farla con amore, oppure posso stare zitto ed essere nel giudizio. Ancora una volta: contano le energie interiori, non i fatti esterni.

Dunque, il giudizio ha due componenti: pensiero-osservazione ed emozione negativa, e la prima da sola non è sufficiente a fare un giudizio. Se no, come si diceva prima, sarebbe impossibile uscirne.

Facciamo un esempio banale per chiarire ancora meglio: se per strada passa una ragazza bionda e io penso “Ecco una ragazza bionda”, questo non è un giudizio.
Ma se passa la stessa ragazza ed io penso “Ecco una ragazza bionda. Non va bene, così è sbagliata, dovrebbe essere bruna”, allora questo è un giudizio.

E se leggendo avrete sicuramente pensato a quanto sarebbe insensata una considerazione del genere, non vi sarà difficile riconoscere che spesso pensiamo proprio in questi termini: “Quello non va bene, è sbagliato, dovrebbe essere così”.

Ed ecco che diventa chiaro che il giudizio, in sintesi, non è altro che una negazione della realtà, di ciò che è, e quindi anche del momento presente.
Giudizio e lamentela, che sono parenti stretti, sono quindi i principali nemici del momento presente e dello stato di presenza.

E il loro “fardello” aumenta ancora se scaviamo un poco più a fondo e constatiamo che dietro al giudizio (“Così è sbagliato-ingiusto-brutto, dovrebbe essere così”) si nasconde la convinzione di saperne più dell’Esistenza, più di Dio, più della Vita: “Così è sbagliato, l’Esistenza ha sbagliato, lo so io come dovrebbero essere le cose”.

Non c’è modo migliore di rendere la vita un proprio nemico.
O meglio, di rendere se stessi nemici della vita… e siccome la vita rispecchia sempre ciò che abbiamo dentro, è facile trarre le conseguenze del discorso, che ci illustra in modo esistenzialmente scientifico perché le persone invischiate nel giudizio e nella lamentela attraggono eventi pesanti, difficili… e ingiusti.

Questo, almeno, fino a che non faranno pace con l’Esistenza… e quindi con se stessi, visto che alla fine il punto è quello: se vediamo disarmonia fuori è perché l’abbiamo dentro, e il fuori ce la mostra per darci l’occasione di risolvere il dentro ed elevarlo.
Va da sé che ciò passa per un aumento sempre maggiore della presa di responsabilità sulla propria vita e sull’Esistenza in generale, oltre che in un aumento della compassione-amore per l’Esistenza intera, passando per il tramite della famiglia, dei parenti, degli amici, degli animali domestici, e finendo col rispettare ogni singola forma di vita.

Fosco Del Nero

 

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