Perché il confronto tra due persone non ha alcun sensoUn episodio recente, nonché il fatto che ogni tanto la questione mi vien posta in modo diretto o indiretto, ha funto da spunto per questo articolo, in cui cercherò di illustrare – a chi non lo ha ancora realizzato per conto proprio – come mai dal punto di vista della crescita personale il confronto tra due persone non ha alcun senso.

Vado come prima cosa a specificare di cosa sto parlando, onde evitare equivoci terminologici di base.
Non mi riferisco ovviamente a un confronto su materie tecniche, o anche creative, in cui diversi punti di vista o intuizioni si mettono l’uno di fronte all’altro per unire gli sforzi produttivi in qualche direzione.
Mi riferisco invece a un confronto in cui due persone, che la pensano diversamente su qualche tema esistenziale, si confrontano per vedere chi ha ragione.

E la frase parla da sé: “chi ha ragione”, ossia pensieri, ossia mente, ossia ego.
E l’articolo potrebbe anche chiudersi qui per coloro che hanno occhi sufficienti per vedere ciò di cui si sta parlando.
Ma giacché l’articolo lo sto scrivendo soprattutto per gli altri, andiamo avanti.

Tutto dipende come sempre dall’ottica che si sta adottando.
Se si sta adottando un’ottica esistenziale ed evolutiva, il confronto non ha alcun senso, e vediamo perché secondo le varie possibilità.

Possibilità 1: chi è davanti a me ha un livello di consapevolezza maggiore del mio… e allora se io sono saggio mi porrò nei suoi confronti come un allievo pronto ad imparare e ad accogliere un’energia e una consapevolezza superiori.
Possibilità 2: chi è davanti a me ha un livello di consapevolezza inferiore al mio… e allora se io sono disponibile, e lui stesso è disponibile, potrò fungere da maestro-insegnante-facilitatore-aiuto nei suoi confronti.
Possibilità 3: chi è davanti a me ha un livello di consapevolezza più o meno similare al mio… e allora se siamo saggi andiamo entrambi a cercarci un maestro, ossia qualcuno che ha realizzato interiormente più di quanto abbiamo realizzato noi due, e che possa aiutarci nel nostro percorso di evoluzione interiore.

Se ovviamente ci interessa compiere un percorso di evoluzione interiore; altrimenti possiamo anche comprarci due biglietti per il cinema e passare così il nostro tempo.

In ogni caso, il confronto non ha alcuna ragione d’essere… a meno che non si consideri “confronto” il fatto che due persone che hanno più o meno il medesimo livello di chiarezza interiore si “confrontino” sui libri che hanno letto, o su quello che hanno sentito in un certo seminario, sempre con lo scopo del rispettivo percorso evolutivo.

Ma anche in questo caso non ha alcun senso nella direzione di “io ho ragione e te lo dimostro”.
Anche perché i “livelli avanzati” hanno smesso ormai da tempo di voler dimostrare le cose agli altri, e tale attitudine, nonché la richiesta di “confronti”, basta a qualificare come anima infante la persona in questione.
Difatti, non puoi che mettere a confronto le rispettive conoscenze-erudizioni, il che per l’appunto ci riporta alla mente e all’ego, mentre le consapevolezze non si posso mai scontrare, mai, come diceva a chiare lettere Gurdjieff.
Lo ribadisco: a cercare i “confronti” sono sempre e solo persone poco avanzate nel cammino, che sono ancora rimaste al livello mentale, se non ad energie ancora più basse.

Proprio per questo motivo, i maestri-insegnanti non accettano mai confronti-scontri, perché sanno che sono perfettamente inutili: essi sanno bene qual è il loro livello di comprensione, e sanno quale è il livello di comprensione interiore di coloro che stanno loro davanti.
E…

1. Se hanno davanti degli “allievi” disposti ad accogliere quanto loro hanno da dare, possono dare.
2. Se hanno davanti persone con una qualifica esistenziale inferiore a quella degli allievi, ossia persone che ancora non sono in grado di accedere a un certo livello, si fanno gli affari loro e lasciano fare agli altri il loro percorso esistenziale, che vedono in ogni caso come sacro e personale.
3. Se hanno davanti un maestro di livello superiore al loro, lo riconoscono all’istante e diventano essi stessi allievi al suo cospetto.

Ancora una volta, non c’è alcuno spazio per il confronto.

A questo punto la domanda è: come si distingue il livello dell’insegnante, di chi si ha davanti, nonché il proprio?

La risposta è sempre la solita: col percorso evolutivo.
Man mano che si va avanti aumenta la consapevolezza interiore, si vede l’esistenza e ciò che ne fa parte – uomo compreso – con più chiarezza, e si sa con perfezione dove si è e dove sono gli altri.

E se gli altri viceversa non si rendono conto di dove sono loro e di dove sono le altre persone, beh, è cosa loro.

Fosco Del Nero

 

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Film esoterici di successoL’articolo di oggi parlerà di film.
Tranquilli, non mi sono confuso con la lista di film consigliati presente nell’altro mio sito (Film che aprono la mente… o il cuore), giacché qua non consiglierò niente, ma al contrario analizzerò il motivo per cui certi grandi film hanno avuto un notevole successo…

… ovviamente dal punto di vista delle leggi esistenziali, non mi metterò certo a parlare di montaggio, di costumi o di effetti speciali.

La premessa è semplice e scontata, ma vale sempre la pena ricordarla, giacché per tanti non è ancora né semplice né scontata: le cose non succedono a caso, ma per un motivo causale, giacché viviamo in un universo in cui tutto avviene in modo perfetto secondo leggi ugualmente perfette.

La conclusione di ciò applicata al cinema è che il grande successo di certi film, che certamente può rispondere e di fatto risponde anche a motivazioni di tipo tecnico (sceneggiatura, cast, colonna sonora, fotografia, etc), risponde anche e soprattutto a motivazioni energetiche.

Le domande sono due:
1. Che tipo di energia c’è in un determinato film?
2. Che tipo di energia c’è in giro (razza umana) e quindi di che tipo di energia si ha bisogno a livello di massa?

Questo ci dice anche come mai in certi periodi vengono prodotte cose molto simili, per poi virare in seguito, appresso ovviamente ad un’energia collettiva mutata.
Per esempio, praticamente nessuno si è accorto che il 1999 (proprio poco prima dell’inizio del nuovo millennio) è stato un anno particolare dal punto di vista cinematografico, e che in quell’anno sono usciti non solo tanti film di valore, ma anche e soprattutto tanti film con dei significati esistenziali piuttosto forti.
Ecco un breve elenco, e chi sa cosa tali film rappresentano probabilmente strabuzzerà gli occhi per la “coincidenza” di cotanta roba nello stesso anno:
Matrix (dualismo tra veglia e addormentamento, e mondo illusorio in cui gli uomini fungono da cibo energetico per creature non umane),
Il tredicesimo piano (dualismo tra veglia e addormentamento e diversi piani di realtà che si confondono),
Existenz (dualismo tra realtà e finzione, e limiti-soglie delle due),
Fight Club (dualismo tra personalità e anima e risveglio di quest’ultima),
La nona porta (uno dei film dalle atmosfere più esoteriche di sempre, tra ricerca esistenziale, bene e male… non a caso girato da quel Roman Polanski assai vicino a certi ambienti),
Eyes wide shut (a proposito di registi vicini a certi ambienti, che dire di Stanley Kubrick, morto misteriosamente proprio dopo questo film di denuncia su massoneria, élite occulte, e situazione di inconsapevolezza totale delle masse?),
Star wars I – La minaccia fantasma (il primo episodio della celebre saga fantascientifica sulla “forza”).

Detto del 1999, passiamo ora a considerazioni più generali, partendo proprio da Star wars: appurato che si tratta di una saga di alto livello, il motivo essenziale per cui ha così colpito l’immaginario collettivo (inconsapevolmente) è la classica lotta tra bene e male, la quale, seppur in salsa cinematografica e fantascientifica, riflette la lotta interiore (e dei piani sottili) tra le forze della luce e delle tenebre. Che, per la cronaca, si affrontano nel campo di battaglia della dualità, ma comunque rientrano tutte nell’Unità, perché l’Unità comprende tutto.

Lo stesso discorso vale per altre saghe di grande successo, come Il signore degli anelli o come il più recente Harry Potter: sempre bene contro male, sempre luce contro tenebre… e sempre successi internazionali di livello clamoroso.
Per chi non lo sapesse, peraltro, Tolkien, era un fervente cristiano con un certo influsso dello gnosticismo, sarebbe a dire il cristianesimo esoterico delle origini.

E, a proposito di cristianesimo, quale è il film horror più famoso di tutti i tempi?
L’esorcista, in cui un sacerdote (“colui che dà il sacro”, stando all’etimologia della parola) cerca di liberare da una possessione demoniaca una ragazzina… una ragazzina che aveva pasticciato con altri piani di realtà (tavola ouija ed entità di altre dimensioni, e senza sapere quello che stava facendo, il che è un monito per tutti, ricordiamolo) e si era fatta “invadere”. Ora, a me L’esorcista sa certamente di film horror, ma anche di vangeli di Gesù e di lavoro su di sé di Gurdjieff, se cogliete il nesso.
Per non parlare di tutti quei film di fantascienza horror in cui c’è un alieno che occupa/invade/possiede un corpo umano: da L’invasione degli ultracorpi ad Alien, per citare due classici del cinema, ma la lista potrebbe essere quasi infinita, comprendendo anche i più recenti Donnie Darko e The host… e certamente farebbe in qualche modo piacere a Castaneda, ricordando che anche il “mito” di Dracula e dei vampiri riguarda una qualche entità che prende possesso del corpo umano morto o addormentato (d’altronde, se c’è una “bella addormentata nel bosco”, sarà pure lecito che qualcuno utilizzi quel mezzo fisico altrimenti inutilizzato).

Se poi allarghiamo il discorso alle invasioni non dei singoli corpi, ma di tutto il pianeta (cosa che comunque è lo stesso principio, però applicato in modo macroscopico in luogo di microscopico), allora la filmografia di successo non finisce più: La guerra dei mondi, Il villaggio dei dannati, Indipendence day, Stargate, Ultimatum alla Terra, etc… per non parlare di quella che probabilmente è la serie tv più inquietante di tutti i tempi per i suoi vari risvolti: Visitors, peraltro riproposta anche in tempi moderni dal rifacimento intitolato semplicemente V.
O di quello che forse è il film che più di tutti unisce le due componenti di invasione aliena e di stato di addormentamento della massa umana: Essi vivono.
Citando un altro grande successo di film “fantastico”, in Avatar succede esattamente il contrario: gli esseri umani invadono il pianeta di un’altra razza, così come ne occupano i corpi… e ancora una volta film di grande successo, segno che la tematica dell'”invasione” dal punto di vista energetico è molto “sentita”, e lo è perché le persone sanno, almeno inconsciamente, che è reale.

E in ciò non sto nemmeno citando alcuni film minori, dai risvolti particolarmente esistenziali, anch’essi con discreti agganci allo gnosticismo: Dark City, per esempio, oppure The box, i quali anch’essi contemplano la questione dell’invasione, seppur in modo meno clamoroso e più da dietro le quinte.

Passiamo ora alle commedie: quale è forse la commedia per famiglie più famosa di tutti i tempi?
Mary Poppins, tutt’ora un classico assai visto a distanza di ben 52 anni.
Sempre se cogliete il nesso, Mary Poppins, oltre all’apparato filmico (scenografia, costumi, musica), parla di amore incondizionato e del rapporto di insegnamento tra maestro e allievo… e infatti, come ho scoperto subito dopo aver intuito questa cosa (più o meno alla decima visione del film: a volte ce ne vuole per capire le cose) ed aver fatto una ricerca, il film è stato tratto da un romanzo scritto da un’allieva diretta di Gurdjieff (!).
È questo, l’energia che vi era dietro, che gli ha dato potenza… e poco importa che quasi nessuno abbia colto consciamente l’essenza del film, perché l’energia c’era e ha agito attirando e affascinando le persone.
Non vi era tale energia, invece, in un film di genere similare, Chitty chitty bang bang, peraltro girato qualche anno dopo, e quindi con maggiore esperienza della commedia musicale nonché con mezzi superiori, una colonna sonora ancora più bella, nonché lo stesso attore protagonista, a quel punto una star internazionale: nonostante tali dati a favore, e nonostante fosse ugualmente un bel film, esso non ha avuto l’unghia del successo di Mary Poppins.
In questo film, in compenso, vi sono un’eccellente colonna sonora e soprattutto una scena di enorme simbolismo esistenziale… che vi lascio il piacere di trovare da soli.

Ora veniamo all’ultima parte di questo articolo, che poi include il messaggio che voglio passare a chi legge.
Negli ultimi anni si è avuto un proliferare di romanzi e di film su tematiche distopiche (ossia società di un futuro ipotetico tendenzialmente assolutiste e tiranniche, in cui la libertà del singolo è repressa, come sono represse emozioni, creatività e relazioni interpersonali libere, e in cui il singolo è trattato come mero ingranaggio di un apparato produttivo).
In realtà questo è un trend che comincia da lontano, da libri come Il mondo nuovo, La fattoria degli animali, 1984, Fahrenheit 451, e che è proseguito poi in campo cinematografico, con esemplari ugualmente antichi, come il tuttora bellissimo e fascinoso Metropolis, per poi passare dopo decenni ai vari L’uomo che fuggì dal futuro, La fuga di Logan, Brazil e Gattaca, per poi letteralmente esplodere nei primi anni del secolo 2000 con i seguenti film (che conosco, ma chissà quanti altri del filone mi sono sfuggiti): Equilibrium, V per vendetta, The island, Ultraviolet, Aeon Flux, I figli degli uomini, Ember – Il mistero della città di luce, In time, Hunger games, Oblivion, Maze runner, Divergent, The giver – Il mondo di Jonas.

In tutti questi libri e film (alcuni belli, e alcuni decisamente meno belli), si introduce l’ipotesi della distopia (termine che è il contrario dell’Utopia, situazione sociale perfetta immaginata da Tommaso Moro nel suo libro): una società fortemente controllata da un’élite dominante che cerca di apparire a volte onnipotente o a volte bonaria, ma che inevitabilmente si dimostra crudele e cinica, tanto da trattare come schiave le persone…
… che spesso sono del tutto ignare e inconsapevoli, e non si rendono nemmeno in che mondo vivono.
In tutte queste storie si arriva a un punto di rottura, in cui i protagonisti si rendono finalmente conto di come stanno le cose e tornano a combattere per la libertà.

Se abbiamo detto che niente succede a caso e che anche i filoni cinematografici rispondono precisamente all’esigenza delle energie di sottofondo dell’umanità, cosa si può (=si deve) pensare della grande diffusione del filone distopico in questi ultimi decenni e in questi ultimi anni?

La risposta è solo una: al di là che il proliferare di tale genere sia stato deciso da qualcuno o sia “casuale”, esso ha ora molto successo perché descrive la situazione umana, sia quella attuale (a livello energetico-esistenziale) sia quella di un possibile prossimo futuro (a livello sempre sottile, ma stavolta anche fisico-esteriore)… e le persone lo percepiscono, seppur solo a livello inconscio, da cui il forte interesse per l’argomento, anche da parte di coloro che non hanno la minima idea del fenomeno: non la ha la personalità, ma l’anima sa.

Tutto ciò a proposito di lavoro su di sé e di volontà gurdjieffiana, che è ciò che ci riguarda in prima persona, e che poi determina anche quanto succede nella società intorno a noi.
E ovviamente a proposito di sviluppare il guerriero interiore che ci serve in primo luogo nel nostro percorso… e che probabilmente in un prossimo futuro ci servirà anche fuori, laddove invece le ultime generazioni sono probabilmente tra le più deboli, passive e manipolabili di tutti i tempi, cresciute a forza di cibi sintetici e programmi televisivi di infimo livello: in quei tempi sarà interessante vedere quanti guerrieri ci saranno in giro.

Fosco Del Nero

 

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