La croce e l’amore


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On 08/05/2020
Last modified:21/06/2020

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La figura della croce è stata utilizzata in tante chiavi diverse: per simboleggiare i raggi verticale e orizzontale di una stella, per simboleggiare l’ascesa evolutiva, per simboleggiare la direzione dei chakra, per simboleggiare il sacrificio, come asse su cui far fiorire la rosa, come asse attorno al quale sale il serpente kundalini, etc.
C’è però un altro simbolo molto bello, che è oggetto di questo articolo ed è legato all’apprendimento dell’amore.

La croce e l’amoreLa figura della croce è stata utilizzata in tante chiavi diverse: per simboleggiare i raggi verticale e orizzontale di una stella, per simboleggiare l’ascesa evolutiva, per simboleggiare la direzione dei chakra, per simboleggiare il sacrificio, come asse su cui far fiorire la rosa, come asse attorno al quale sale il serpente kundalini, etc.

C’è però un altro simbolo molto bello, che è oggetto di questo articolo ed è legato all’apprendimento dell’amore.

Paramhansa Yogananda, il noto maestro spirituale indiano, in una citazione bellissima disse che l’essere umano deve studiare per sostenere tanti esami sull’amore, che divengono via via più ampi man mano che egli diviene capace d’amare in modo più ampio: comincia da sé stesso, poi ci sono i genitori, la famiglia allargata, il partner, gli amici, la gente del suo stesso popolo, tutta l’umanità, e poi anche gli animali, la natura, la Terra intera, e infine tutto il Creato, secondo cerchi concentrici in perenne espansione.

La croce ci è utile, in modo più semplice ed essenziale, a comprendere i tre principali livelli dell’amore.

Il primo livello è un punto, ed è l’amore per se stessi: è un punto senza ulteriori dimensioni, che rimane fermo in sé stesso.

Il secondo livello è una linea orizzontale, ed è l’amore che si sviluppa verso gli altri esseri umani, quelli che popolano il piano di realtà del “punto”: l’asse orizzontale rappresenta dunque il mondo fenomenico, la vita materiale.

Il terzo livello è una linea verticale, ed è l’amore non più rivolto verso esseri gli umani e la materia, ma verso la divinità, comunque la si voglia chiamare: l’asse verticale rappresenta dunque l’ascesa e l’unione col divino.

Ne approfitto per allegare una citazione dell’esoterista cristiano Charles-Rafael Payeur, tratta dal libro Il potere dell’amore: “Se vogliamo avanzare sul sentiero della trasmutazione per realizzare, eventualmente, delle grandi cose, è importante comprendere bene questo: l’amore è una forza soprannaturale che si esprime sia sul piano orizzontale che su quello verticale. L’espressione plenaria dell’amore su questi due piano si rivela molto importante.
La difficoltà consiste nel vivere intensamente questi due aspetti dell’amore e nell’unire questi due piani. Abbiamo, infatti, la tendenza a credere che uno implichi il rifiuto dell’altro, mentre l’iniziato cerca di vivere simultaneamente le due dimensioni dell’amore, unendosi così sul piano orizzontale e su quello verticale allo stesso tempo”.

Dal singolo punto di partenza, così, il livello più piccolo e ristretto dell’amore (ma comunque necessario, e anzi è il primo da sviluppare perché senza quello non c’è nemmeno un punto), si passa a formare l’intera croce: la linea orizzontale del mondo fenomenico-materiale e la linea verticale riguarda del mondo divino-essenziale.

Detto così sembra tutto molto semplice, e di fatto come concetto è assai semplice… ma quante incarnazioni, drammi e sofferenze occorrono affinché il punto si espanda pian piano, prima sul piano orizzontale, il piano dei suoi simili, e poi sul piano verticale, il piano che è ugualmente un suo consimile, ma solo dopo che l’anima umana si è già risvegliata a sufficienza per essersi addentrata in quei livelli superiori.

Si possono usare differenti metafore, come la fioritura del fiore o la risalita di qualche energia, o l’apertura del cuore (questa non è solo una metafora, bensì cosa anche fisica), ma il punto rimane lo stesso, e quanto dobbiamo realizzare e incarnare in noi è sempre la stessa cosa: l’aumento del livello di amore e compassione (verso ogni espressione del creato, e anzi soprattutto verso i “fratelli minori”, laddove i “fratelli maggiori” sono già in grado di badare a sé stessi).

Senza di esso, il percorso interiore è monco, e anzi rischia di prendere pieghe poco piacevoli; una forza priva d’amore diviene egotica e orientata a sé stessa; una conoscenza priva di compassione diviene fredda e utilitaristica.
L’amore è la via che si accompagna alle altre vie e che da sola basterebbe, perché si trascina appresso tutto quanto, mentre le altre da sole non bastano (ma son comunque utili, e anzi occorre completare tutto il mosaico).

Fosco Del Nero
Agisco nell’ombra per servire la luce

 

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