Compagnia o solitudine?

Compagnia o solitudine?La questione delle relazioni interpersonali è una delle più antiche e dibattute in ambito spirituale, con l’ambito suddetto che comprende tanto le religioni organizzate, quanto le scuole esoteriche, così come le varie correnti spirituali, e ovviamente le scelte dei singoli individui: difatti, si tratta di qualcosa sul quale per forza la singola persona deve prendere una posizione.

È un argomento talmente vasto che non penso certo di esaurirlo con un modesto articolo, ma cercherò di fornire qualche spunto a chi legge, in modo che egli o ella possa poi guardarsi intorno con maggior chiarezza.

Un lato del “mondo spirituale” ha, praticamente da sempre, caldeggiato celibato e nubilato, astinenza e solitudine, o, per laici e persone meno “impegnate”, un certo distacco dalle cose del mondo, comprese le cose sentimentali.
Un altro lato del “mondo spirituale”, viceversa, ha sempre individuato nella coppia e nelle relazioni interpersonali, anche quelle non sentimentali, un potente fattore evolutivo. Ovviamente se osservato con consapevolezza, altrimenti si dorme e basta.
Ebbene, quale dei due lati va seguito? Con quale si arriva più facilmente al risveglio, o quantomeno alla serenità e alla beatitudine interiore?

Intanto, evidenziamo che serenità e beatitudine sono il vero scopo di qualunque essere umano, che esso lo sappia o meno: tutte le scelte di tutti gli esseri umani sono tese al benessere, e tale benessere viene cercato ora qui ora lì, ora nel sesso ora nel denaro, ora nella famiglia ora nel successo sociale.
Ma in realtà tutti, compresi manager e madri di famiglia, non vogliono altro che serenità e felicità interiore (che non è la felicità del mondo esterno, quella più vicina all’entusiasmo, ma è la felicità dell’essere, più vicina alla beatitudine, l’ananda del mondo yogico-induista).

Fatta questa premessa, passiamo a rispondere alla domanda formulata poco sopra: dipende. Dipende sempre tutto dalla persona, giacché ogni persona è unica e di conseguenza sarà unico anche il suo percorso di “ritorno a casa”.
Ciononostante, possiamo individuare due tendenze: le persone i cui percorsi si svolgono con più facilità con la compagnia umana, compresa la compagnia coniugale e sessuale, e le persone i cui percorsi si svolgono con più velocità in modo più solitario; poco solitario o molto solitario a seconda del caso.
Imboccare una delle due vie quando siamo “destinati” all’altra è fonte di drammi e tristezza interiore; occorre dunque saper discernere quale è la via migliore per noi indipendentemente da quello che consiglia la società in cui viviamo.
La parola chiave nella vita è sempre “discernimento”.

Riguardo tale argomento, leggiamo alcune parole di due grandi maestri, Yogananda e Aivanhov.

Yogananda:
“Rimani solo nel tuo intimo. Non condurre una vita priva di scopo, come fanno tante persone.
Medita di più e leggi buoni libri. È giusto andare al cinema una volta ogni tanto e partecipare talvolta alla vita sociale, ma per la maggior parte del tempo rimani solo e vivi nel tuo mondo interiore. Assapora la solitudine, ma quando desideri stare in compagnia, esprimi tutto il tuo amore e tutta la tua amicizia, così che gli altri non potranno dimenticarti, ma ricorderanno sempre il loro incontro con qualcuno che li ha ispirati a elevare la propria mente a Dio.”

Ancora Yogananda:
“Ricorda sempre che la solitudine è il prezzo della grandezza.
In questa vita così straordinariamente indaffarata, non potrai mai raggiungere la meta se non starai più ritirato in te stesso. Mai, mai, mai.
Cammina in silenzio, tranquillamente; sviluppa la spiritualità. Non dovremmo consentire al rumore e alle attività sensoriali di intaccare le antenne della nostra attenzione, perché stiamo ascoltando i passi di Dio che entra nel nostro tempio.”

E ancora Yogananda:
“Non familiarizzate troppo con le persone. Il desiderio di compagnia esteriore è un riflesso del desiderio dell’anima per la compagnia di Dio.
Tuttavia, più cercherete di soddisfare quel desiderio al di fuori di voi, più perderete la sua compagnia interiore e più diventerete, di conseguenza, irrequieti e insoddisfatti.”

Aivanhov è ancora più chiaro e pragmatico:
“Spesso mi è stato chiesto se sia meglio vivere nella castità o, al contrario, avere dei rapporti sessuali. In realtà, non è in questi termini che va formulata la domanda; è impossibile affermare, partendo da un presupposto generico, che cosa sia giusto o sbagliato… tutto dipende dal singolo individuo.
Vivere nella castità, nella continenza, può dare risultati pessimi, ma anche ottimi. La continenza può rendere alcuni individui isterici, nevrotici, malati; e altri forti, equilibrati, sani. E il fatto di dare libero sfogo all’istinto sessuale può fare molto bene ad alcuni e nuocere ad altri.
Perciò non si devono classificare le cose dicendo: “Questo è bene… questo è male”. Il bene e il male dipendono da un altro fattore, ovverosia dal modo in cui si utilizzano e si dirigono le forze. Nulla è buono o cattivo di per sé, ma diventa buono o cattivo.
La questione è sapere anzitutto qual è il vostro ideale, cosa volete diventare. Se volete fare grandi scoperte nel mondo spirituale, va da sé che siete costretti a ridurre il numero di determinati piaceri, se non a rinunciarvi completamente al fine di imparare a sublimare la vostra forza sessuale. Se invece non avete questo alto ideale, è da stupidi reprimersi, rimanere casti; rischiate perfino di ammalarvi perché i vostri sforzi non porteranno a nulla. Non è ragionevole dare in questo campo gli stessi consigli e le stesse regole a tutti.”

Essenzialmente, la differenza tra la prima via e la seconda, tra la via coniugale e la via eremitica, sta nella capacità e nella volontà di gestire la propria energia sessuale, cosa che s’accompagna anche all’ambizione evolutiva dell’individuo.
Piuttosto che far degenerare e immarcescire dentro di sé un’energia sessuale che si sta contenendo ma che non si sa gestire, è meglio farla uscire, e magari direzionarla verso la procreazione e gli affetti familiari (che sono una missione essi stessi, invero la missione destinata ai più). Ma è bene comunque farla uscire, anche in modi più bassi e istintivi.
Il cammino opposto è più impegnativo, va da sé, ma è anche quello più ambizioso e offre frutti più importanti una volta giunti a maturazione. Tale maturazione comporta però il saper gestire e trasmutare la propria energia sessuale, che è il carburante più potente che abbiamo…
… e che, come tutti i carburanti, può produrre sia potenza e velocità che fiamme ed esplosione, e tutto dipende per l’appunto dal fatto di saper gestirlo o meno.

Il lato positivo della prima via è invece un rapporto più intimo con la polarità opposta: maschile e femminile (chi evita l’incontro con la polarità opposta sta per l’appunto evitando l’incontro con la polarità opposta, e questo curiosamente vale tanto per l’omosessualità quanto per l’astinenza inconsapevole). Tale incontro genera una danza di energie che è finalizzata anch’essa al percorso evolutivo (cosa non lo è, d’altronde?): in modo più lento ma comunque costante, perché sottopone ogni giorno le persone a determinati riflessi interiori, che per l’appunto sono rispecchiati dal partner.
Chi è saggio lavora così su gelosia, rabbia, serenità, amore incondizionato, e via discorrendo.

Tecnicamente, peraltro, e questo vale sia per i rapporti sentimentali che per i normali rapporti interpersonali, lo specchio delle relazioni non è necessario, ma è utile soprattutto in caso di scarsa consapevolezza e chiarezza interiore.
Il medesimo discorso peraltro vale anche per i libri e per qualsiasi altra forma di insegnamento: sono utili ma non indispensabili.

In teoria, ci basterebbe sedere sotto un albero e osservare la creazione per illuminarci… e infatti a molti mistici è successo proprio così. Ma siccome l’uomo comune è miope, chi più e chi meno, necessita che la vita gli venga in aiuto portandogli esperienze di vario tipo.
Non necessariamente le stesse per tutti: non tutti dobbiamo passare sotto le stesse porte, e la saggezza sta nel capire sotto quale porta dobbiamo passare.

Fosco Del Nero

 

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