I talenti personali vanno sempre coltivati

I talenti personaliOgni persona ha qualche talento, intendendo con “talento” una qualche abilità già formata o qualche predisposizione spiccata.
Tuttavia, nella gran parte dei casi i talenti personali sono:
– o sconosciuti,
– o conosciuti ma ignorati,
– o conosciuti e coltivati, ma a livello di hobby e passatempo.

Ciò è un problema, perché il ritenere le più importanti parti di se stessi non meritevoli di considerazione, o al massimo di considerazione moderata – perché ci sono sempre cose più importanti cui pensare, come il lavoro o andare a fare la spesa – dirige inevitabilmente la persona verso l’incompletezza e l’insoddisfazione.

Esistenzialmente parlando, se una persona ha un qualche dono, non lo ha ricevuto per caso, ma per farci qualcosa, e già questa considerazione, basata sul principio di perfezione, basterebbe a tener conto di ogni parte di se stessi, specialmente quelle più spontanee e potenti.

Il talento, il dono che si possiede, è assimilabile a un fuoco che si ha all’interno: quando un fuoco interiore non vien fatto uscire, esso brucia da dentro. Molto semplicemente.
Più è grande il fuoco, maggiori saranno i problemi/difficoltà se esso non viene fatto uscire in qualche modo. Molto semplicemente.

Coltivare un talento o una predisposizione individuale non è dunque questione di scelta.
O meglio, per certi versi è questione di scelta nel senso che tutto è sottoposto a una nostra scelta e il libero arbitrio vige su tutto.
Per altri versi, invece, non vi è scelta, non più di quanto ve ne sia nell’essere nati alti 160 centimetri. L’individuo alto 160 centimetri sarà liberissimo di cercare di far carriera nel basket (scelta-libero arbitrio), ma inevitabilmente sarà condizionato dalle carte che gli sono state date sotto forma di caratteristiche e talenti individuali (destino, ciò che comprende il percorso evolutivo individuale).

Andare contro tale destino è come andare contro noi stessi, e ugualmente è andare contro l’esistenza: non esiste follia maggiore, perché causa la generazione di tanta sofferenza, nonché una perdita enorme di tempo ed energie, quelle energie che dovrebbero esser messe a disposizione del percorso evolutivo, e non impiegate nella lotta contro i mulini a vento del mondo della personalità.
Al contrario, quando un dono è coltivato, esso a sua volta coltiva il percorso interiore della persona che ha il coraggio di seguire quanto indicatole dall’esistenza: il talento diventa così parte importante del percorso spirituale dell’individuo.

Che i doni individuali vadano coltivati e messi a frutto peraltro è insegnamento esoterico ben noto: lo stesso Gesù ha affermato chiaramente che gli individui devono coltivare i talenti che sono stati dati loro. Chi ha avuto cinque deve mettere a frutto quel cinque, chi ha avuto tre deve mettere a frutto quel tre, e chi ha avuto un solo talento deve mettere a frutto quell’unico che ha ricevuto…

… perché quando il Signore tornerà chiederà conto ai suoi servitori di come hanno utilizzato quanto era stato affidato loro.

Ricordatevi sempre che le benedizioni non accettate divengono maledizioni.
Che la fiamma va fatta uscire per illuminare fuori, altrimenti brucerà dentro.
E che i talenti vanno sempre coltivati, quali che siano: non li abbiamo a caso e un dì ci verrà domandato come li abbiamo utilizzati.

Fosco Del Nero

 

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