Newsletter

Archivio post

Contatore

L’accettazione e l’azione

12 Mar 2016 | Abbandono, Accettazione, Azione

L’accettazione e l’azioneMi capita spessissimo di verificare come tante persone abbiano le idee davvero poco chiare riguardo al famoso tema esistenziale dell’accettazione.
O resa, o abbandono, o comunque la si voglia chiamare.

Se già tanti non hanno ben compreso cosa si intende con “accettazione”, ancora di meno riescono non dico ad applicarla alla loro vita, ma anche a solo inquadrarla, a farla entrare nella loro visione delle cose, giacché non riescono ad abbinarla al concetto di azione, cui ovviamente sono profondamente legati.

Naturalmente c’è di mezzo l’ego con i suoi obiettivi, e ora vediamo in che modo.

Partiamo però prima dalla definizione di accettazione: si ha accettazione di quanto è avvenuto nel momento in cui non vi è alcuno spazio tra “ciò che è” e “ciò che si vorrebbe che fosse”.

Ed eccolo l’ego: è sempre e solo l’ego a volere questo o quello (desideri, obiettivi, aspettative), e dunque a creare distanza tra ciò che c’è ora e ciò che viceversa si vorrebbe.

Il che, va da sé, equivale a negare il momento presente… e negarlo alla grande.

Il che, aggiungo anche questo per chi non lo avesse colto per conto suo, equivale a introdurre il dramma nella propria vita.
Più è forte la forbice, la distanza, tra “ciò che c’è” e “ciò che si vorrebbe che fosse”, più ci si sta autocondannando alla sofferenza (e lo stiamo facendo noi, non lo sta facendo la vita).

È semplicemente così, e sull’argomento non ci sarebbe da dire altro, se non il fatto che ciò rientra nel principio della perfezione dell’esistenza: se si crede che tutto ciò che succede sia evolutivamente perfetto, se lo si crede dentro fin nelle proprie ossa, se ormai lo si SA (non è più una credenza, ma un sapere), allora sarà impossibile prendersela per qualsiasi cosa sia successa, a noi o nel mondo.
Se è successa, è perfetta e risponde alle energie interiori delle persone coinvolte, e basta, non c’è da dire altro.

Se viceversa la persona ritiene di saperne più dell’Esistenza-Dio, tanto da sapere che una certa cosa è sbagliata e non dovrebbe essere così (giudizio, lamentela, per non dire anche arroganza e cecità), beh, allora essa sta letteralmente spalancando le porta alla sofferenza… e ovviamente sono fatti suoi, liberissima di farlo.

Ora veniamo al secondo punto di questo articolo: l’azione, e come abbinarla all’accettazione dell’esistente.

“Se tutto ciò che c’è è perfetto, allora che senso ha agire?”, si chiedono alcuni.

Ecco la risposta: l’accettazione è uno stato interiore, che non ha nulla a che fare con l’azione nel mondo esteriore.
I grandi maestri e mistici del passato hanno sempre agito (e alla grande! Gesù, Buddha, Krishnamurti, Yogananda, Osho, etc, non erano certo dei perditempo e anzi si sono dati molto da fare), il che vuol dire che per loro l’azione nel mondo manifesto aveva un senso, eccome.

Il punto è da dove parte l’azione, il che ci dà anche la misura della sua efficacia e della sua forza.
Se la mia azione parte da un’accettazione di base (ok, è successo questo, quindi era perfetto, e io parto da qui e vado avanti), allora essa sarà ferma, decisa e centrata, e non disperderà la sua energia.

È proprio partendo dall’accettazione di quanto è successo che l’azione è più rapida e incisiva, e non il contrario!
Il contrario equivale al bambino che non accetta quanto è successo, pesta i piedi per terra per mezz’ora, e forse solo dopo si decide a muoversi da lì, magari dopo aver sprecato una grande quantità di energie.

È successa una certa cosa: l’accetti e vai avanti, partendo da lì, facendo del presente un tuo alleato, un tuo amico, o preferisci sbattere i piedi per terra per mezz’ora (per un mese, per un anno, per dieci anni…) come un bambino?
Anzi, come un’anima bambina, perché è di questo che stiamo parlando.

Ecco perché partendo dall’accettazione di quanto accaduto l’azione successiva non solo non è impedita, ma anzi risulta più forte e più piena di energia.

Sono sempre il momento presente e la consapevolezza a renderci forti, pieni e integri.
Dal lato opposto stanno invece il dramma, il senso di vuoto interiore e i desideri della personalità.

Che ognuno scelga il lato in cui vuole stare.

Fosco Del Nero

 

(Visited 5 times, 1 visits today)
Ti è piaciuto l'articolo? Condividilo online...
Banner Una Vita Fantastica
Banner canale facebook Fosco Del Nero
Banner gruppo facebook Il cammino del mago
Banner canale youtube

26 Marzo 2023
Seminario online
“Corso di esistenza”