L’accettazione e l’azione

L’accettazione e l’azioneMi capita spessissimo di verificare come tante persone abbiano le idee davvero poco chiare riguardo al famoso tema esistenziale dell’accettazione.
O resa, o abbandono, o comunque la si voglia chiamare.

Se già tanti non hanno ben compreso cosa si intende con “accettazione”, ancora di meno riescono non dico ad applicarla alla loro vita, ma anche a solo inquadrarla, a farla entrare nella loro visione delle cose, giacché non riescono ad abbinarla al concetto di azione, cui ovviamente sono profondamente legati.

Naturalmente c’è di mezzo l’ego con i suoi obiettivi, e ora vediamo in che modo.

Partiamo però prima dalla definizione di accettazione: si ha accettazione di quanto è avvenuto nel momento in cui non vi è alcuno spazio tra “ciò che è” e “ciò che si vorrebbe che fosse”.

Ed eccolo l’ego: è sempre e solo l’ego a volere questo o quello (desideri, obiettivi, aspettative), e dunque a creare distanza tra ciò che c’è ora e ciò che viceversa si vorrebbe.

Il che, va da sé, equivale a negare il momento presente… e negarlo alla grande.

Il che, aggiungo anche questo per chi non lo avesse colto per conto suo, equivale a introdurre il dramma nella propria vita.
Più è forte la forbice, la distanza, tra “ciò che c’è” e “ciò che si vorrebbe che fosse”, più ci si sta autocondannando alla sofferenza (e lo stiamo facendo noi, non lo sta facendo la vita).

È semplicemente così, e sull’argomento non ci sarebbe da dire altro, se non il fatto che ciò rientra nel principio della perfezione dell’esistenza: se si crede che tutto ciò che succede sia evolutivamente perfetto, se lo si crede dentro fin nelle proprie ossa, se ormai lo si SA (non è più una credenza, ma un sapere), allora sarà impossibile prendersela per qualsiasi cosa sia successa, a noi o nel mondo.
Se è successa, è perfetta e risponde alle energie interiori delle persone coinvolte, e basta, non c’è da dire altro.

Se viceversa la persona ritiene di saperne più dell’Esistenza-Dio, tanto da sapere che una certa cosa è sbagliata e non dovrebbe essere così (giudizio, lamentela, per non dire anche arroganza e cecità), beh, allora essa sta letteralmente spalancando le porta alla sofferenza… e ovviamente sono fatti suoi, liberissima di farlo.

Ora veniamo al secondo punto di questo articolo: l’azione, e come abbinarla all’accettazione dell’esistente.

“Se tutto ciò che c’è è perfetto, allora che senso ha agire?”, si chiedono alcuni.

Ecco la risposta: l’accettazione è uno stato interiore, che non ha nulla a che fare con l’azione nel mondo esteriore.
I grandi maestri e mistici del passato hanno sempre agito (e alla grande! Gesù, Buddha, Krishnamurti, Yogananda, Osho, etc, non erano certo dei perditempo e anzi si sono dati molto da fare), il che vuol dire che per loro l’azione nel mondo manifesto aveva un senso, eccome.

Il punto è da dove parte l’azione, il che ci dà anche la misura della sua efficacia e della sua forza.
Se la mia azione parte da un’accettazione di base (ok, è successo questo, quindi era perfetto, e io parto da qui e vado avanti), allora essa sarà ferma, decisa e centrata, e non disperderà la sua energia.

È proprio partendo dall’accettazione di quanto è successo che l’azione è più rapida e incisiva, e non il contrario!
Il contrario equivale al bambino che non accetta quanto è successo, pesta i piedi per terra per mezz’ora, e forse solo dopo si decide a muoversi da lì, magari dopo aver sprecato una grande quantità di energie.

È successa una certa cosa: l’accetti e vai avanti, partendo da lì, facendo del presente un tuo alleato, un tuo amico, o preferisci sbattere i piedi per terra per mezz’ora (per un mese, per un anno, per dieci anni…) come un bambino?
Anzi, come un’anima bambina, perché è di questo che stiamo parlando.

Ecco perché partendo dall’accettazione di quanto accaduto l’azione successiva non solo non è impedita, ma anzi risulta più forte e più piena di energia.

Sono sempre il momento presente e la consapevolezza a renderci forti, pieni e integri.
Dal lato opposto stanno invece il dramma, il senso di vuoto interiore e i desideri della personalità.

Che ognuno scelga il lato in cui vuole stare.

Fosco Del Nero

 

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