Category: Unità

Integrità e parzialità: sei intero o diviso?Adesso che ho alle spalle centinaia di libri di crescita personale letti, nonché migliaia di ore dedicate a pratiche “evolutive” di varia natura (ciò che in realtà è solo quantità e non prova nulla, ma che comunque contribuisce a dare un’idea), mi rendo conto più che mai che l’evoluzione personale è molto più semplice di quanto non sembri a prima vista

… o almeno, più di quanto non sembri all’ego, sempre perso nelle sue contorsioni mentali, spesso incapace di applicare alla sua realtà principi esistenziali divulgati da secoli e persino millenni: sempre gli stessi, sempre gli stessi, eppure ancora non ce la fa.

Uno dei concetti divulgati da tanti maestri e discipline spirituali è quello dell’unità, contrapposto alla dualità; la prima delle due è associata all’anima, mentre la seconda all’ego stesso.
Spesso si sente parlare di unità, e internet negli ultimi anni è diventato una piattaforma privilegiata di articoli e brani sull’unità… e per fortuna, giacché ciò è segno del risveglio collettivo in corso.

Come sempre, peraltro, occorre non solo capire le cose da un punto di vista mentale-concettuale, ma soprattutto riuscire a portarle nella propria vita, ossia comprenderle da un punto di vista animico, o esistenziale se preferite.

Il presente articolo vuol essere un contributo ad entrambe tali direttrici, con la prima, spesso sottovalutata, che in realtà nella quasi totalità dei casi, a meno di risvegli improvvisi, è premessa della seconda, e quindi di importanza letteralmente capitale.

Il discorso dell’unità va applicato non solo al mondo esterno (per la serie, “siamo tutti uno”), ma soprattutto al mondo interno (per la serie, “sono integro”).
E proprio questo è il punto centrale del tutto: la premessa necessaria per costituire una società unitaria, che sente e vive l’unità dell’essenza, e che rispetta e ama ogni sua manifestazione (esseri umani, esseri animali, natura in generale, l’intero cosmo), è essere integri interiormente.
Altrimenti, la conseguenza è scontata: che tipo di società si può avere se le singole persone non sono integre (ossia, se sono divise) interiormente? Ovviamente una società divisa.

In questo senso, le secolari dispute sociologico-filosofico-politiche su qual è la forma di governo migliore mancano clamorosamente il punto: una collettività composta da persone non integre, immerse nel giudizio, nella lamentela, nella paura, in una parola nell’ego, faranno fallire qualsiasi tipo di società, da quella capitalista a quella socialista.
Viceversa, se la base è formata da persone integre, in contatto con l’essenza della creazione, che dentro hanno solo amore, fiducia e rispetto per la vita, allora qualsiasi tipo di società funzionerà bene. È ovvio, non potrebbe essere che così.

Ancora una volta, la soluzione, l’unica soluzione ai problemi sociali, è la crescita personale di ogni singolo individuo.

Ciò che occorre portare avanti è il famoso passaggio dall’ego all’anima.
La seconda si sente in contatto con l’esistenza, sa di esser parte di qualcosa di più grande e di infinito, e di essere infinita essa stessa, sa che non è mai sola – non può esserlo – e quindi non percepisce mai la solitudine, né prova sofferenza, perché vive nella famosa accettazione, in perfetta sintonia col momento presente, senza alcuna lotta con il qui e ora.

Al contrario, l’ego, ossia la mente, ossia la personalità, non sente tale contatto, e quindi cerca di colmare il vuoto interiore (che è fittizio, e questo è il paradosso della questione) con qualcosa di esterno: le relazioni, il sesso, il cibo, il viaggiare, gli obiettivi dell’ego (che sovente sono lotta con la vita), le distrazioni della mente (libri, film, videogiochi, qualunque cosa lo aiuti a distrarsi dal senso di vuoto interiore che non ha ancora colmato), le dipendenze fisiche e psicologiche (fumo, alcol, droga, lo stesso cibo, etc).

Forse il modo più classico per “rimediare”, almeno temporaneamente, al fatto di non essere integri, al fatto di avere un vuoto interiore, al fatto di essere una metà, è cercare un’altra metà con cui stare insieme e con cui sentirsi finalmente uno: questa è la motivazione che sta alla base della gran parte delle relazioni sentimentali odierne… e non è una cosa “sbagliata”, visto che è un’opportunità per aumentare amore e senso di unione verso l’esistenza tutta per il tramite della coppia, con l’unione sessuale che è una delle più belle rappresentazioni di tutto ciò.
Il problema insorge quando la persona non riesce a fare questo passo evolutivo, e magari viene abbandonata: in questo caso “il mezzo”, il quale si era illuso di essere uno per la somma con l’altro mezzo, viene nuovamente a trovarsi incompleto, e spesso all’improvviso, cosa che ovviamente genera molto dolore.

Viceversa, la persona centrata, serena, integra, che ama davvero (solo chi è integro ama davvero, nel senso incondizionato del termine, perché non ha bisogno di nessuno per sentirsi completo), non sprofonda per un abbandono, né per un qualsiasi altro evento, proprio perché è stabile e centrata nel suo essere.
Il che non vuol dire che non possa dispiacersi per qualcosa, né che non possa essere felice per qualcosa; ma vuol dire che ha una stabilità ormai acquisita, e che cammina per conto suo, senza bisogno di guide o di appoggi o di “completamenti esterni”.

Ma non c’è bisogno di essere lasciati dalla moglie o da un fidanzato per sapere se si è integri. Intanto, uno dovrebbe sapere da solo a che punto del percorso evolutivo si trova, ma se volesse avere una verifica esterna potrebbe fare questo esperimento-avventura: andare per una settimana in un bosco, da solo e senza appoggi-svaghi per la mente (film, libri, iphone, etc): se non si sente solo, se non ha paura, se non si annoia, allora è una persona integra.
Viceversa, ogni emozione negativa che insorge segnala un punto energetico su cui occorre lavorare… come sempre, quale che sia l’evento del mondo esterno che le ha dato l’occasione di uscire.

Fosco Del Nero

 

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