Lezioni di vita dal mondo dei videogiochi

Sovranità personale e sovranità monetariaDa ragazzino ero un grande amante dei videogiochi, di praticamente ogni genere, anche se preferivo quelli più strategici o quelli con una ricca storia dietro.

Nel corso degli anni ho poi messo da parte questa forma di intrattenimento per il semplice motivo che ho preferito dedicare il mio tempo a cose più costruttive (come questo sito, per esempio).

Ciò non toglie che si tratta di una forma di intrattenimento valida e che, proprio come libri, film, fumetti, televisione o qualsiasi altro “contenitore”, tutto sta in quello che ci si mette dentro, non nella forma in sé.

Se poi facciamo un altro passo avanti, e prendiamo atto che, a livello di crescita personale, vi è evoluzione in tutto, e che ogni cosa può essere nostro maestro, proprio come ci hanno detto tanti maestri spirituali, allora anche i videogiochi possono essere fonte di insegnamento. Ecco su questo concetto una citazione di Alejandro Jodorowsky:
“Un maestro non è solo un essere umano, ma può essere un animale, una pianta, un minerale, un oggetto.
Tutto quello che ci insegna qualcosa è un maestro.
Tutto ciò che amplia la nostra consapevolezza è un maestro.”

Anzi, ritengo sia importante imparare a vedere la vita in modo analogico, ossia per ciò che le cose rappresentano, e non per le cose in sé stesse.

In questo senso, letteralmente ogni evento ci dice qualcosa, se “abbiamo gli occhi per vedere”. La batteria della macchina che si scarica ci sta dicendo che noi siamo scarichi. Se troviamo degli occhiali per terra forse dobbiamo guardare meglio qualcosa che sta succedendo nella nostra vita. Se al contrario perdiamo qualcosa, o qualcosa si rompe… non sarà che quella perdita ci sta dicendo anch’essa qualcosa, magari associata all’elemento dominante di quella cosa?

D’altronde, o viviamo in un mondo in cui le cose succedono per puro caso, oppure viviamo in un mondo in cui le cose avvengono per un motivo.

Bene, questa premessa è funzionale a condividere con voi due riflessioni che mi sono letteralmente balzate agli occhi giocando a due videogiochi.

Nel primo videogioco, un gioco simpatico e divertente, il protagonista, una specie di pupazzetto colorato, cambia espressione a discrezione del giocatore: basta calcare un tasto e la sua espressione diventa allegra, triste, arrabbiata o perplessa.

Il che da un lato è buffo perché lo si vede passare da tristezza ad allegria in un secondo… … e da un altro lato è ancora più buffo perché è esattamente ciò che possiamo fare noi.

Anche noi, infatti, abbiamo il potere di decidere il nostro umore: noi, e nessun altro. Non può deciderlo il nostro partner, non possono deciderlo i nostri genitori, non lo può decidere la società. Insomma, non lo possono decidere gli eventi esterni. Tanto che, guarda un po’, ci sono persone che rimangono serene anche di fronte a situazioni per le quali altre spenderebbero mesi (o anni!) in tristezza e lacrime, da un abbandono alla perdita del lavoro, etc. Cioè, cosa in questo momento impedisce a me o a te di sorridere, o di essere felice se non noi stessi?

Notiamo inoltre che, se ci troviamo in una situazione difficile… è probabilmente perché ci siamo arrivati a forza di “calcare il tasto tristezza”, oppure quello rabbia. La vita, se noi scorriamo insieme a lei, è dolce e amorevole: quando arrivano le difficoltà è perché non abbiamo imparato una certa lezione con le buone.

Passiamo ora al secondo videogioco, che non è un gioco umoristico ma un’avventura con dietro tanti personaggi, una storia, etc. In questo gioco vi sono dei nemici da sconfiggere, e ogni tanto appare anche un’entità che, se battuta, diventa un’arma a nostro vantaggio, qualcosa che possiamo evocare nei combattimenti successivi per darci una mano.

Proprio come succede nella vita: quando superiamo un ostacolo, ne acquisiamo la grandezza, e ciò che ci è servito per superarlo diventa una nostra forza. Mi ha fatto sorridere, peraltro, come nel gioco vi fosse anche un dialogo tra i protagonisti relativo al fatto che queste entità-forze arrivavano proprio in momenti di difficoltà…

… che, quando superati, diventavano nostri punti di forza.

Se non li superiamo, invece, si passa al piano B (o via della sofferenza, o via dell’attrito): l’esistenza, come dicevo poc’anzi, ci presenterà qualche altra situazione da cui possiamo imparare la lezione non appresa. Questo con un gradiente sempre maggiore, in modo che, se abbiamo ignorato le prime situazioni, perché molto soft, non potremo ignorare quelle successive, più “strong”.
Ecco come si arriva alle difficoltà della vita: meglio dunque imparare ad avere “occhi per vedere”, e magari riuscire ad apprendere da ogni cosa.

Per essere ancora più chiaro: se non imparo ora quanto sta cercando di dirmi la vita-videogioco-libro-film, dovrò impararlo in seguito, con più attrito e sofferenza, dalla vita-partner, o dalla vita-lavoro.

Buona scuola a tutti.

Fosco Del Nero

 

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