Category: Musica

Baustelle: quando la musica è crescita personale…L’articolo che vado a scrivere ora è uno di quelli cui tengo di più da quando ho iniziato a scrivere articoli di crescita personale… e ormai ne ho scritto parecchi.
Non l’ho ancora scritto, ma sono sicuro che sarà bellissimo e che piacerà a molti.

È peraltro un articolo particolare, non su un libro di spiritualità, non su un video di crescita personale, ma su un gruppo musicale.

Un gruppo musicale che ho conosciuto da poco e di cui mi sono già innamorato, un po’ per la bellezza delle sonorità, un po’ per la profondità dei testi, un po’ per quel senso di familiarità inspiegabile che a volte ti fa dire “sei a casa tua”.

Parlo dei Baustelle, gruppo che annovera già un certo numero di fan… ma che soprattutto annovera tante canzoni che sono dei veri e propri testi di crescita personale.
E, alcune, non esito a dire dei veri e propri gioielli di crescita personale.
Tanto che, a dirla tutta, ascoltandoli mi è venuta voglia di mettermi a scrivere canzoni pure io (che in effetti è l’unica cosa che mi manca, tra siti internet, pagine facebook, romanzi, testi di saggistica, audio, etc).

Vado ora a proporvi alcune delle loro canzoni, testi e musica, cosicché le possiate sentire qui e ora (cliccando sul tasto play dei vari riproduttori).
Il mio consiglio è di ascoltarle tutte, perché ognuna di esse è un capolavoro di bellezza e di insegnamenti.

Partiamo, come partono molti in ambito crescita personale (compresi molti autori noti a livello mondiale, che non hanno fatto mistero della loro “oscura notte dell’anima”) dalle difficoltà della vita, che spesso ci fanno chiedere “perché proprio a me?”, “deve per forza essere così?”, “non sarebbe meglio smettere di vivere?”.

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Andarsene così

Sarebbe splendido
amare veramente,
riuscire a farcela
e non pentirsi mai.
Non è impossibile
pensare un altro mondo,
durante notti di
paura e di dolore.
Assomigliare a
lucertole nel sole,
amare come Dio,
usarne le parole.
Sarebbe comodo
andarsene per sempre,
andarsene da qui,
andarsene così.

Andarsene così ci insegna che dobbiamo vivere la vita, per quanto difficile ci possa apparire in un certo momento. Non dobbiamo fuggire, ma anzi dobbiamo imparare a bearci del sole che ci viene offerto, e amare l’esistenza come la ama Dio, in modo incondizionato.
Amarla, dunque, e non svilirla come a volte siamo tentati di fare, magari per sentirci superiori rispetto a questo o a quello.
Amarla, e affrontarla senza paura.
Anche se a volte sembra difficile, “durante notti di paura e di dolore”, non è impossibile vivere in questo modo, “non è impossibile pensare un altro mondo”, ed è ciò che siamo chiamati a fare come anime qua su questa Terra: “amare come Dio”.

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Il sottoscritto

Di battaglie perse ben lontano dall’artiglieria,
di proiettili sparati al cielo,
di parole scritte ad un destinatario andato via,
prima di averle ricevute,
di avventati duelli
e di future città,
di ali di cera sciolte al sole,
di bugie per amore,
amori senza pietà
e di mulini a vento
può cantarti il sottoscritto,
vorrei darti tutto, amarti,
meglio poter vivere altre vite insieme a te,
potrai mai scusarmi?
Di rapine in banca che non hanno avuto luogo mai,
di quei non riusciti farla franca,
degli appuntamenti dati a tarda sera nei caffè,
quelli che hai lasciato abbandonati,
di perduti capelli
e di future realtà,
di bei ricordi andati a male,
di bugie per amore
e amori senza pietà,
e di occasioni al vento
può cantarti il sottoscritto,
vorrei darti tutto, amarti,
meglio poter vivere altre vite insieme a te,
potrai mai scusarmi?
Perchè io ti canto questo ed altro,
vorrei darti tutto, amarti,
meglio poter vivere altre vite insieme a te,
solo tu puoi perdonarmi.
Io ti canto questo ed altro…

Passiamo dall’oscura notte dell’anima di Andarsene così ai disagi quotidiani de Il sottoscritto, canzone che ci dice, in maniera velata, che i drammi della nostra vita non sono oggettivi, ma sono interni, creati da noi: sono le tante cose cui diamo attenzione pur non essendo poi così importanti.
Cose mai successe: “battaglie perse ben lontano dall’artiglieria”, “proiettili sparati al cielo”, “future città”, “rapine in banca che non hanno avuto luogo mai”, “future realtà”.
O cose successe distorte nelle noste emozioni interiori: “parole scritte ad un destinatario andato via”, “perduti capelli”, “ali di cera sciolte al sole”, “bei ricordi andati a male”.
La voce che parla, poi, chiede scusa per tutto questo, conscia del fatto di essere ancora legata a questi attaccamenti dell’ego e di non riuscire ad amare meglio, ossia in modo incondizionato e disinteressato.
Il messaggio è molto chiaro e diretto, benché espresso in modo dolce…

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I mistici dell’Occidente

Amore di povertà non conosce guerra,
né ladri, assassini e fulmini e siccità,
ed altri serpenti di questa terra
non li temerai.
Amore di povertà non conosce re.
Cos’altro ti può servire se vai nel bosco?
Cos’altro ti può aiutare laggiù in città?
Tuo padre consiglierà il coltello
contro tutti i guai.
Cos’altro se non il ferro ti salverà?
No, ci salveremo disprezzando la realtà,
e questo mucchio di coglioni sparirà,
e né denaro e né passione servirà,
gentili ascoltatori siamo nullità.
Equipaggi persi in alto mare,
forse il presidente non lo sa.
Che cosa ti porti dietro di questi tempi?
E per il viaggio Marta che indosserà?
Sua madre le comprerà il cappotto contro venti e neve
e quel cappellino della pubblicità.
No, ci salveremo disprezzando la realtà,
e questo branco di coglioni sparirà.
Sarà dolcissimo distruggerci vedrai,
e come i cieli amore nitido sarà.
Saremo santi disprezzando la realtà,
e questo mucchio di coglioni sparirà.
E né bellezza o copertina servirà,
che siamo niente siamo solo cecità.
Pesci avvelenati in mezzo al mare,
questo il presidente non lo sa.

I mistici dell’Occidente ci dice che l’illuminazione non si raggiunge seguendo la società, i suoi obiettivi e i suoi sistemi, usando il coltello e il ferro, ma accedendo a quell’amore e a quella fiducia nell’esistenza che eliminerà in noi la paura di tutti i “serpenti di questa terra”.
Il vero amore, quello semplice di cuore, non conosce guerra o povertà, non conosce paura, non ha bisogno di portarsi il coltello nel bosco, nonostante la società lo consigli.
L’amore sarà nitido come il cielo sereno quando distruggeremo il nostro io egoico, la personalità terrena, per far spazio all’amore-essenza divina.
Per ora siamo “pesci avvelenati in mezzo al mare”, “equipaggi persi in alto mare”, anche se “il presidente non lo sa”, laddove il presidente sarebbe il nostro ego, colui che pensa di sapere tutto e di avere il controllo, quando invece è solo “cecità”.
Tuttavia, possiamo trasmutare noi stessi e incarnare in noi l’amore che non ha paura di nulla: “amore di povertà non conosce guerra”.
A quel punto, il “branco di coglioni sparirà”, laddove il suddetto branco, anche se pare brutto dirlo, siamo noi stessi con le nostre piccole e miopi personalità.

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Gli spietati

Vivere così senza pietà,
senza chiedersi perché,
come il falco e la rugiada,
e non dubitare mai.
Non avere alcuna proprietà,
rinnegare l’anima,
come i sassi e i fili d’erba
non avere identità.
Gli spietati salgono
sul treno e non ritornano mai più,
non sono come noi,
perduti antichi eroi,
noi due
che al binario ci diciamo addio…
Non volere mai la verità,
ottenere l’aldilà,
navigare senza vento,
migliorare con l’età.
C’è un amore che non muore mai,
più lontano degli dei,
a saperterlo spiegare
che filosofo sarei.
Gli spietati salgono
sul treno e non ritornano mai più,
non sono come noi,
falliti antichi eroi,
noi due
che al binario salutiamo…
Gli spietati salgono
sul treno e non ritornano mai più,
non sono come noi,
innamorati eroi,
noi due
che al binario ci diciamo addio…
Noi ci siamo amati, violentati, deturpati, torturati, maltrattati, malmenati, scritti lettere, lo sai.
Noi ci siamo amati, divertiti, pervertiti, dimenati, spaventati, rovinati, licenziati, lo saprai.
Noi ci siamo persi, ritrovati, poi bucati, c’è un amore che mi lacera la carne ed ancora tu lo sai.
Noi ci siamo amati, violentati, deturpati, c’è un amore che mi brucia nelle vene e che non si spegne mai.
Noi ci siamo amati, violentati, deturpati, torturati, maltrattati, malmenati, scritti lettere, lo sai.

Che bellezza questa canzone…
La vita va vissuta con la massima fiducia nell’esistenza, lasciandosi trasportare da essa, senza opporre resistenza, senza attaccamenti ad oggetti, persone e persino senza attaccamenti alla propria identità.
Una volta eliminati tutti gli attaccamenti (“non avere alcuna proprietà, rinnegare l’anima, come i sassi e i fili d’erba non avere identità”) e acquisita una totale fiducia nella vita (“vivere così, senza pietà, senza chiedersi perché, come il falco e la rugiada, e non dubitare mai”), percepiremo dentro di noi l’amore di cui ci parla Gli spietati (“c’è un amore che non muore mai, più lontano degli dei, a sapertelo spiegare che filosofo sarei”).
È ciò di cui ci hanno parlato tutti i grandi maestri spirituali venuti sulla Terra, da Gesù a Osho.
Questa canzone è una meraviglia…

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Cuore di tenebra

Cosa c’è, cuore di tenebra,
parecchio piangere,
cazzotti e guai.
Ma c’è una luce che
cancella il buio,
e non è il fulmine,
e non è il sole,
e neanche il bene del Signore,
sei tu… amore.
Tempo fa,
ragazzo tenebra,
morsi di vipera
le storie tue.
C’è una salvezza che
adesso stringi,
e non è l’angelo,
non è un miracolo,
non è la mano del Signore,
sei tu… amore.
E così per sempre vivere…

Dove dobbiamo prendere la fiducia nell’esistenza?
Dove dobbiamo prendere l’amore per la vita e per noi stessi?
C’è solo un luogo utile: dentro di noi.
Non ce lo può dare nessun altro, neanche Dio: lo dobbiamo trovare in noi, dobbiamo trovare da soli la nostra luce.
E sentite le dolcezza con cui ce lo dicono i Baustelle… e con cui lo dicono, in particolare, agli animi più tormentati, ai “cuori di tenebra”: “c’è una luce che cancella il buio, e non è il fulmine, e non è il sole, e neanche il bene del Signore… sei tu, amore”.
Più chiaro (e dolce) di così, proprio non si può.

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La canzone della rivoluzione

Il mio amore è muto e parla solo coi corvi,
i profeti e il sindacato non lo ascoltano più.
Ragazzini attenti, non battete le mani,
col cianuro nei sogni la visione si sgonfia e cade giù.
Mio fratello è nudo e vive sotto la neve,
tu non credere ai giornali, sputa e tirati su.
Lo hanno programmato e licenziato a dovere.
Le villette dei più furbi ci riflettono tanta luce.
Avanti amore, perduto in mare trent’anni fa,
fatti canzone, rivoluzione, vamos a matar.
Fallo contro i cori dei mercanti nel tempio,
per i cristi assassinati senza una verità.
Per i vivi e i morti che santifichi a caso,
per il pene e la vagina e per quel che era sacro e non è più.
Fallo perchè gli ultimi diventino i primi,
per la tua coscienza lurida o lavata a metà.
Per Andrea di Mestre o per Maria di Matera,
per il pane e la gallina che non ci sono più.
Avanti amore, perduto in mare trent’anni fa,
fatti canzone, rivoluzione, vamos a matar.
Fiorisci fiore, colpito al cuore, senza pietà.
Suona canzone, rivoluzione, vamos a matar.

La luce che stiamo cercando si trova trasmutando se stessi, cominciando a ritrovare l’amore che c’è in noi, perso magari tanto tempo fa, uccidendo letteralmente la propria identità egoica, e facendo di sé un inno alla vita.
Vogliamo cambiare? Vogliamo migliorare?
Allora dobbiamo eliminare il vecchio sé, anche se all’inizio può sembrare doloroso, elevare le nostre emozioni, far fiorire la nostra essenza e fare della nostra vita una celebrazione dell’esistenza: “fiorisci fiore, colpito al cuore, senza pietà. Suona canzone, rivoluzione, vamos a matar”.
Siamo noi che dobbiamo prendere la mira, ucciderci… e poi rinascere, finalmente fioriti.

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La morte non esiste più

Nei tramonti, dentro agli occhi tuoi,
e lungo i viali di Parigi o di Los Angeles
ritrovo il mondo.
Nei fiori di campo e nei passeri se nevica,
li vedo campare senza niente da mangiare,
osservo Dio, lo lascio fare.
Certe notti da nevrastenia,
da soffocare,
apro la finestra e volo via, si fa per dire.
Come la ginestra nata sulla pietra lavica,
mi vedo lottare come mosca nel bicchiere,
eppure Dio, lo lascio fare.
La morte non esiste più, non parla più, non vende più, mio folle amore.
La vita non uccide più i nostri baci, i nostri sogni e le parole.
Il tempo non le imbianca più e non si seccano a lasciarle stese al sole.
Stringimi le mani, non è niente, che la guerra passerà.
Certi inverni freddi, certi guai
mi fan paura.
Prego per restare ancora qui,
mi illudo ancora.
Poi improvvisamente arrivi tu, sorridi e penso che
non ho più timore, lascio correre, il dolore non c’è più,
e niente muore, baby.
La morte non esiste più, non parla più, non vende più, mio folle amore.
La vita non uccide più i nostri baci, i nostri sogni e le parole.
Il tempo non le imbianca più e non si seccano a lasciarle stese al sole.
Credimi, morire non è niente se l’angoscia se ne va.
La morte non esiste più, non compra più, non vende più, mio folle amore.
La vita non uccide più i nostri baci, i nostri sogni e le parole.
Il tempo non le imbianca più e non si seccano a lasciarle stese al sole.
Parlami d’amore, nonostante la stagione che verrà.

Come le precedenti, anche questa è una canzone molto bella, e da sola è un libro di crescita personale.
Ne La morte non esiste più vi sono due concetti di fondo.
Il primo è che dobbiamo arrivare a vedere l’essenza divina ovunque, e lasciarla operare senza forzare. Anche perché la forzatura si ripercuote su di noi, mica sull’esistenza.
Il secondo concetto è che lasciarsi andare, rinunciare alle emozioni più basse, rinunciare all’ego sembra difficile, sembra doloroso, può fare paura, ma non è niente se lasciamo andare l’attaccamento. L’angoscia non è oggettiva, nelle cose della vita, ma è nostra, ce la mettiamo noi.
Morire, rinunciare al nostro vecchio io, non è niente “se l’angoscia se ne va”.
E, ancora una volta, lo possiamo fare solo noi, non lo può fare qualcun altro in nostra vece.
Una volta che vediamo l’essenza divina ovunque (“nei fiori di campo e nei passeri se nevica, li vedo campare senza niente da mangiare, osservo Dio, lo lascio fare”) e che rinunciamo alla lotta contro l’esistenza (“mi vedo lottare come mosca nel bicchiere”), nulla ci potrà più ferire (“la morte non esiste più, non parla più, non vende più, mio folle amore. La vita non uccide più i nostri baci, i nostri sogni e le parole”) e a quel punto giungeremo a una situazione di fiducia e di abbandono alla vita (“non ho più timore, lascio correre, il dolore non c’è più, e niente muore”).

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Panico!

Una canzone nata contro il panico,
un esorcismo, un tocco di voodoo.
Un modo per allontanare il baratro,
senza ansiolitici, senza lo xanax.
Come cani in autostrada,
come in cerca della roba,
avere la visione della morte.
Fottere tutto e naufragare,
metter gli stivali e farli andare.
Correre per non arrivare,
amare il rogo, amare il suo bruciare.
Sopra il palco illuminato o nel deserto
mettersi a cantare
un inno rock and roll alla Lee Hazlewood.
Una canzone nata contro il panico,
contro l’angoscia e la carestia.
Una preghiera contro l’inquietudine,
contro l’orrore e il vuoto quotidiano.
Come santi sebastiani,
come bestie sugli altari,
avere la visione della morte.
Fottere tutto e naufragare,
metter gli stivali e farli andare.
Correre per non arrivare,
amare il rogo, amare il suo bruciare.
Sopra il palco illuminato o nel deserto
mettersi a cantare una canzone
country contro il panico.

Un altro libro di crescita personale, che è un manifesto della vita, ciò che La canzone della rivoluzione si auspica che diventiamo.
Via la paura, via il panico, via il senso di vuoto interiore, via l’inquietudine!
Colui che si sente più vivo è colui che è vicino alla morte, come l’animale che sta per essere sacrificato sull’altare, come il drogato in crisi di astinenza, come il cane abbandonato in autostrada.
Sembrano esempi macabri, ma è proprio quando abbiamo una pistola puntata alla testa che ci sentiamo più vivi che mai e percepiamo il valore della vita che ci è stata donata.
Questo sentimento dovremmo averlo dentro di noi sempre, in ogni momento.
Dovremmo metterci gli stivali e metterci a camminare fregandocene di tutto (“fottere tutto e naufragare, metter gli stivali e farli andare”), correre per il gusto di correre senza una meta (“correre per non arrivare”), cantare per il gusto di cantare che ci sia o meno un pubblico (“sopra il palco illuminato o nel deserto mettersi a cantare”).
Ancora una volta, dipende da noi se provare panico e disagio interiore, oppure gioia e voglia di vivere.

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L’indaco

Non angosciarti più,
che bisogno c’è?
Quando partono le rondini
lasciale andare.
Non domandare più
che ragione c’è.
Quando passa il carro funebre
fallo passare.
E non buttarti giù,
che in fin dei conti c’è
un azzurro che fa piangere
oltre le nubi.
E non soffrire più,
che in fondo forse c’è,
al di là di Gibilterra,
un indaco mare.

E che dire di quest’altra canzone?
Uno spettacolo, un libro di spiritualità racchiuso in cinque minuti e in una melodia tenerissima.
Lasciamo fluire la vita: qualunque cosa succeda, non attacchiamoci ad essa.
Se passa una cosa bella, godiamone.
Se passa una cosa brutta, facciamola passare senza angosciarci.
E sappiamo sempre dentro di noi che, se anche qualche volta ci capita di essere al buio, sopra di noi c’è sempre il sole, e di fronte a noi un cielo talmente bello da commuovere.
“Quando passa il carro funebre fallo passare. E non buttarti giù, che in fin dei conti c’è un azzurro che fa piangere oltre le nubi.”

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L’estate enigmistica

Le probabili canicole,
le dune e le libellule,
il cancro delle cellule,
l’aria immobile,
la canzone memorabile,
tettine delle vergini,
le loro madri giovani,
ed i rituali erotici
si disvelano
per un attimo.
Ho risolto un anagramma,
anzi per meglio dire è stato lui,
decifrandosi da sé,
e mi vien da ridere.
Bambina, voglio bere un’aranciata,
perché amara sfinge è la realtà,
e io non ho più l’età per riuscire a illudermi.
Si diradano le nuvole,
si affollano le tavole,
si mangiano le fragole,
tutto è limpido,
questa è l’ora dell’eternità.
I progetti di noi manager,
i vezzi di noi chansonnier,
i rebus dell’esistere,
si disvelano per un attimo.
Ho risolto un anagramma,
anzi per meglio dire è stato lui,
decifrandosi da sé,
e mi vien da piangere.
Bambina, voglio bere un’aranciata,
perché tanto amara è la realtà,
e io non ho più l’età da riuscire a illudermi.
Tesoro, l’ho risolto l’anagramma,
anzi per meglio dire è stato lui,
decifrandosi da sé,
un agosto a ridere.
Quest’anno voglio bere un’aranciata,
perché amaro enigma è la realtà,
e io non ho più l’età per riuscire a vivere nel cielo blu.

Ecco com’è la vita: tra paure, enigmi e preoccupazioni, può accadere che all’improvviso il rebus dell’esistere si disveli da solo, per un attimo o per sempre.
E non siamo noi a risolvere l’anagramma, ma esso si risolve da solo, magari proprio quando noi ci abbiamo rinunciato, dopo avere letto 100 libri di spiritualità e frequentato altrettanti corsi.
Le nuvole si diradano, tutto è limpido, è l’ora dell’eternità, è l’ora di mangiare le fragole, e a noi non resta che commuoverci e metterci a piangere… o a ridere a seconda del momento.
“Ho risolto un anagramma, anzi per meglio dire è stato lui, decifrandosi da sé, e mi vien da piangere.”

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La guerra è finita

Vivere non è possibile,
lasciò un biglietto inutile
prima di respirare il gas,
prima di collegarsi al caos.
Era mia amica, era una stronza,
aveva sedici anni appena.
Vagamente psichedelica
la sua t-shirt all’epoca,
prima di perdersi nel punk,
prima di perdersi nel crack,
si mise insieme ad un nazista
conosciuto in una rissa.
E nonostante le bombe vicine e la fame,
malgrado le mine,
sul foglio lasciò
parole vere di vita:
la guerra è finita,
per sempre è finita,
almeno per me.
Emotivamente instabile,
viziata ed insensibile,
il professore la bollò
ed un caramba la incastrò
durante un furto all’Esselunga,
pianse e non le piacque affatto.
E nonostante le bombe alla televisione,
malgrado le mine,
la penna sputò
parole vere di vita:
la guerra è finita,
per sempre è finita,
almeno per me.
E nonostante sua madre impazzita e suo padre,
malgrado Belgrado, America e Bush,
con una bic profumata
da attrice bruciata:
la guerra è finita,
scrisse così.

Vedete come sono le canzoni dei Baustelle?
Mentre alcune sono proprio palesi, molte altre sembra che parlino di cose qualunque, di fatti della vita… ma poi i Baustelle ci sparano in mezzo qualche frase mirata che ti apre il cuore per quanto è bella.
E anche questo è un metodo di evoluzione e consapevolezza personale.
Forse persino il più importante di tutti, visto che, come sappiamo, ciò che sentiamo spesso ci entra nelle ossa e diventa una parte di noi… specialmente se vi è connessa un’emozione come capita quando sentiamo musica.

Questa canzone apparentemente sembra che parli di una ragazza che si suicida durante la guerra jugoslava.
Se però le strofe de La guerra è finita dicono una cosa, il ritornello ne dice un’altra: questa non è una canzone sulla “guerra di fuori”, che sia jugoslava o di qualche altro posto, ma sulla “guerra di dentro”, e questa guerra, la guerra per la felicità, la pace, l’amore, la centratura interiore, la combattiamo tutti senza eccezione.
Questa è una canzone sul centro di gravità permanente che tutti siamo chiamati a realizzare in noi stessi, e che è indipendente da ciò che succede fuori.
Nonostante le bombe, la fame, malgrado le mine e malgrado ogni apparente avversità, la guerra dentro di noi può cessare in qualunque momento, e in quel momento cesseranno anche paura, preoccupazione, gelosia, senso di scarsità, di inadeguatezza, e qualunque emozione bassa.

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E ora vi do uno spunto ulteriore: qualora una di queste canzoni vi commuovesse, questo significa che voi, consciamente o inconsciamente,  state “lavorando” sull’area esistenziale che essa rappresenta…

… e in questo c’è bellezza nella bellezza, visto che a me commuoverà una certa canzone, a qualcun altro un’altra canzone e così via, in base a ciò che ci risuona dentro, ossia in base a ciò su cui noi stiamo lavorando in un certo momento a livello evolutivo.

Se una canzone vi commuove, e ovviamente la stessa cosa vale per un libro o per un film, vuol dire che quello è per voi un tasto importante, qualcosa riguardo al quale le vostre energie si stanno muovendo. E che magari siete vicini a risolvere se si tratta di una commozione positiva, di quelle per cui pensi “ah, ma come sarebbe bello essere già lì”.

Va da sé che il presente articolo non ha la pretesa di essere esaustivo della discografia dei Baustelle, che hanno all’attivo svariati album (Sussidiario illustrato della giovinezza, La moda del lento, La malavita, Amen, I mistici dell’Occidente, Fantasma) e quindi numerose canzoni, ma semplicemente suggerire l’ascolto della band a coloro che non la conoscessero ancora…

… e magari un ascolto più consapevole a quei fan che, presi dalle belle melodie, non si sono mai soffermati sul significato profondo dei testi.

Sperando di aver reso un servizio utile a tante persone, auguro a tutti un buon ascolto e una buona interiorizzazione.

Fosco Del Nero

 

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