Category: Dualità

Il principio speculare… perché è così importante e perché è così difficileC’è un apprendimento con cui tantissime persone hanno difficoltà, anche persone da tempo sul cammino evolutivo (sul quale in realtà si trova chiunque, ma ci siamo capiti), ed esso è l’oggetto dell’articolo odierno: il principio speculare.

Cominciamo con il definirlo, che è un primo livello di difficoltà, giacché ho notato confusione anche solo in questo punto… e, va da sé, se c’è confusione alla base ci sarà per forza confusione anche nell’altezza.
Il principio speculare dell’esistenza afferma che il mondo rispecchia fuori quello che abbiamo dentro. E, come sempre quando si parla di evoluzione personale, ciò concerne le energie interiori, non certo i colori o la forma del colon.
Quindi, andando a stringere maggiormente: le emozioni che proviamo per gli avvenimenti esteriori riflettono quanto noi abbiamo dentro.

Esso alla fine non è che un’applicazione del famoso motto alchemico “Come in alto così in basso, come dentro così fuori”.
Laddove, lo ripeto e lo spiego meglio per maggiore chiarezza, il dentro-fuori ha a che fare con le energie interiori della persona e con ciò che essa prova in reazione alle cose esteriori.
Ossia: se io dentro ho rabbia, fuori vivrò eventi di rabbia; se io dentro ho paura, fuori vivrò eventi di paura; se io dentro ho attaccamento, fuori vivrò eventi di attaccamento; se io dentro ho gioia, fuori vivrò eventi di gioia; se io dentro ho amore, fuori vivrò eventi di amore.
E ovvie vie di mezzo, giacché sono rari i casi di persone totalmente identificate con uno dei due estremi dell’energia.

Quindi, volendo utilizzare tale principio per il proprio percorso evolutivo, il meccanismo è semplice: ciò che fuori mi dà fastidio sta rispecchiando qualche squilibrio energetico interiore, sta entrando in risonanza con una mia emozione bassa…

… e questo è esattamente il modo in cui l’Esistenza lavora con noi: ci mostra sotto forma di fastidio le nostre stesse energie basse, affinché prendiamo atto di averle e ci decidiamo infine ad elevarle di ottava, verso il loro corrispondente superiore (dalla paura alla fiducia, dall’attaccamento all’amore incondizionato, dalla rabbia alla centratura-forza, etc).

Quindi, il punto non è tanto quello che vediamo fuori, per esempio un incidente o un episodio di violenza o una montagna, ma quello che proviamo dentro quando vediamo una qualunque cosa fuori: quello che proviamo ci dice a che punto siamo e cosa c’è ancora da fare.

È di una semplicità disarmante.

E l’aspetto paradossale di tutto ciò, anzi proprio ironico, è che normalmente le persone che hanno una certa energia bassa non si rendono conto di essere loro a metterla negli eventi, che invece di per sé sono neutri, né sanno che tali eventi diminuirebbero di numero, fin quasi a sparire o quasi, se esse risolvessero il problema in questione (ossia se elevano l’energia bassa).

Cioè, per seguire tutta la trafila:
1) io dentro di me ho rabbia (che va elevata di ottava),
2) l’Esistenza, nella sua infinita premura per me, mi porta eventi in cui la mia rabbia entra in gioco (o perché scatta da sola nei miei percorsi mentali, o perché mi “capitano” eventi risonanti con la mia rabbia che l’attivano),
3) io mi rendo conto di avere rabbia dentro di me,
4) ci lavoro su,
5) la rabbia diventa centratura e forza da guerriero e la provo sempre meno.

Va da sé che se una persona si ferma al punto 2, entra in un circolo vizioso che va da 1 a 2, e poi di nuovo a 1, e così all’infinito… finché non subentra l’elemento della consapevolezza e si addiviene al punto 5.

Detto ciò, adesso vediamo le due difficoltà principali che hanno le persone riguardo a tale principio, e come mai in tante faticano a farlo proprio come consapevolezza interiore.

Difficoltà 1.
Molti non hanno imparato per bene il principio suddetto, oppure ne hanno letto una spiegazione parziale, e non sono riusciti a integrarlo.
Molti per esempio si chiedono: “Come è possibile che, se mi dà fastidio sentire la notizia di un uomo che ha ucciso una donna, io abbia violenza dentro di me?”.
E magari poi aggiungono: “È normale provare rabbia di fronte alla violenza!”.

Questa difficoltà di comprensione si risolve prendendo in considerazione la natura duale della realtà in cui viviamo. Torniamo all’esempio della rabbia: l’equilibrio, il centro di quell’energia è la serenità; in un estremo (poniamo a destra) abbiamo violenza e prevaricazione, mentre nell’altro estremo (poniamo a sinistra) abbiamo debolezza e vittimismo.

Ora lo dico chiaro e tondo: chi reagisce con fastidio alla violenza si trova per forza in una delle due bande laterali dell’energia, ossia in una situazione di squilibrio energetico (quanto laterale e decentrata dipende dallo squilibrio della persona).
E, difatti, normalmente la tirannia di qualcuno dà fastidio o ai tiranni (che vorrebbero viceversa essere loro a esercitare quel potere e quel controllo) o ai deboli (che hanno paura di essere vittime un’altra volta).
Proprio come sono le persone false a reagire con grande fastidio alla manipolazione… insieme a quelle troppo ingenue-credulone.
La persona perfettamente centrata, ossia la persona risvegliata, al contrario vede in ambo le posizioni i giochi dell’esperienza duale, ossia i giochi dell’anima che ancora non si è ricordata di sé. Da questa posizione, dalla posizione dell’uomo illuminato, è impossibile odiare una qualsivoglia manifestazione della vita, perché si sa con certezza che quelle sono le esperienze di Dio che cerca di ricordarsi di sé, che quelli sono gli infiniti e sacri cammini che le varie scintille di Dio (ossia noi) stanno percorrendo per tornare a casa.

Quindi, se un qualsivoglia evento vi provoca un fastidio interiore, è perché non siete centrati relativamente ad una certa energia, indipendentemente dal fatto che siate ad un estremo o all’altro dell’energia in questione, ed è su quella che dovete lavorare per centrarla ed elevarla.

Difficoltà 2.
Molti, pur avendo compreso per bene il principio speculare, non sono riusciti ancora a farlo proprio per il semplice fatto che esso richiede per forza una presa di responsabilità individuale massima: totale, 100%… 90% è troppo poco.
Esso, difatti, ci mette di fronte a ogni nostra singola energia interiore, e al contempo ci sottrae ogni scusa… ossia ogni lamentela, ossia ogni giudizio, per cui è sempre colpa di qualcun altro, che è fatto male.

Tutto qui: scarsa determinazione, scarsa motivazione a percorrere il proprio cammino.
E badate che scarsa determinazione vuol dire anche scarso potere, scarsa forza interiore. Come sempre è tutto proporzionato.

Vi lascio con un ultimo esempio, che poi è un dubbio che hanno alcune persone a riguardo.
Diciamo che l’evento in cui qualcuno esercita un potere tirannico o violento verso qualcuno altro è giallo.
L’evento in cui vi è desiderio carnale è rosso.
L’evento in cui vi è amore è verde.
E l’evento in cui vi è consapevolezza è viola.

La persona risvegliata non smette di vedere il giallo, il rosso, il verde o il viola, così come non smette di vedere gli eventi che vi stanno dietro (Gesù vedeva chi lo stava crocifiggendo, Osho ha visto chi lo aveva incarcerato e avvelenato, etc).
Il punto quindi non è non vedere il giallo, ma è non entrare più in risonanza con la sua energia di violenza.
Ed ecco che si prova comunque affetto-amore (“Padre, perdonali…”) anche per coloro che si stanno rendendo protagonisti di eventi-energie “basse”: è il loro percorso, e sono Dio essi stessi, un Dio che deve imparare a padroneggiare certe energie, come altre parti di Dio devono imparare a padroneggiarne altre (d’altronde, se non dovessimo imparare a padroneggiare tali energie, non saremmo incarnati sulla Terra).
Il maestro non è chi non vede più un colore (ovviamente, se no arriveremmo all’assurdo per cui il risvegliato vedrebbe meno rispetto ai non ancora risvegliati), ma chi li ama tutti indistintamente.

Fosco Del Nero

 

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