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Sei pronto a lasciar andare?

 

 

 

 

 

 

Molte persone pensano che determinate reazioni a determinati avvenimenti siano scontate, quasi doverose.

Del tipo:
Ti licenziano –> Sei terrorizzato per la paura di morire di stenti
Il partner ti lascia –> Ti senti solo e disperato
Il partner è felice anche senza di te o con qualcun altro –> Sei geloso
Qualcuno si dimostra più bravo di te –> Ti senti un fallito
Qualcuno parla male di te –> Ti arrabbi

In realtà queste non sono equazioni, ma, più banalmente, il modo di reagire della maggior parte degli esseri umani… o, meglio ancora, il modo di reagire della maggior parte degli esseri umani in questo periodo storico (non troppo evoluto).

In realtà di automatico non c’è nulla, e l’unica cosa che dimostrano tali comportamenti è un livello piuttosto alto di ego e un basso contatto con l’anima… nonché un basso livello di amore e fiducia, che in definitiva sono la stessa energia, magari vista in azione in contesti differenti.

In realtà non c’è da disperarsi quando la vita ci toglie qualcosa, che sia un partner, una macchina, un libro, un orologio, dei soldi, etc.

E, sempre in realtà, ci sarebbe da reagire in un certo modo: “Ah, è così?”.

Per esempio:
La vita ti toglie un orologio perché lo perdi –> “Ah, è così?”
La vita ti toglie dei soldi perché li perdi –> “Ah, è così?”
La vita ti toglie la macchina perché te la rubano –> “Ah, è così?”
La vita ti toglie la fidanzata perché se ne va via –> “Ah, è così?”

Laddove “Ah, è così?” non significa ovviamente “Ah, è così? Ora te la faccio vedere io”, ciò che sarebbe il massimo dell’ego e il massimo dell’andare contro la vita, ossia il massimo della non accettazione (e probabilmente anche il massimo della sofferenza futura); ma significa “Ah, è così? Bene, vuol dire che non era aria. Andiamo in un’altra direzione”.

E questo vale per ogni cosa che la vita ci toglie, dai libro che perdiamo al lavoro che perdiamo.

La reazione “giusta” – e con giusta intendo evolutivamente intelligente, che non produce sofferenza e che anzi fa fare passi evolutivi in avanti – è la famosa resa, la famosa accettazione, il famoso essere nel momento presente senza i rimpianti del passato o le ansie del futuro.

Va da sé che è più facile avere questa reazione composta e saggia quando si perde un libro piuttosto che quando si perde un partner (ma tenete presente che in verità non si perde niente, perché nessuno dei due era nostro, ma erano entrambi dei doni momentanei dell’Esistenza)… anche se c’è gente che dà in escandescenze persino per la perdita più minuta… e non sorprende quindi che esca di testa in caso di perdite più consistenti.

D’altronde, come possiamo essere sereni e centrati quando ci lascia il partner, se non lo siamo nemmeno quando ci lascia un libro?
Come possiamo essere sereni e centrati quando se ne va il lavoro, se non lo siamo nemmeno quando se ne va un file che avevamo messo da parte sul computer e che ora – accidenti – non troviamo più?

“Chi è fedele nel poco è fedele nel molto”, diceva Gesù, e il principio si può applicare anche in questo caso: le energie si padroneggiano dapprima nel piccolo, come una sorta di allenamento, e una volta che l’apprendimento è conquistato (restando centrati e sereni quando si perde “un poco”), poi emergerà spontaneamente anche in seguito (restando centrati e sereni quando si perde “un molto”).

La domanda dunque è: sei pronto a lasciar andare tutto quello che se ne va dalla tua vita, qualunque cosa sia?

Se la risposta è no, non sarebbe una brutta idea considerare le sparizioni “piccole” come occasioni per allenare il distacco-abbandono-non attaccamento.
E, sempre se la risposta è no, non sarebbe male neanche chiedersi come mai ci sono spariti quegli ebook che avevamo messo da parte nel notebook, o come mai abbiamo perso l’orologio, o come mai abbiamo perso il lavoro, etc. Ossia, guardando la cosa dall’altra parte: cosa sarebbe meglio che facessi in luogo di leggere quegli ebook, guardare l’orologio o fare quel lavoro?

Come sempre, le occasioni per fare dei passi avanti ci sono e anzi abbondano, se solo abbiamo gli occhi per vederle.

Fosco Del Nero

 

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