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L’asino e il pozzoLa scorsa settimana ho pubblicato un articolo legato a una vecchia storiella, commentandola dal punto di vista della crescita personale; la storia era quella dell’asino, dell’uomo anziano e della figlia, e qua trovate il relativo post: L’asino e il giudizio.

Oggi faccio il bis, riprendendo un’altra storiella con protagonista un asino (deve essere periodo di asini): l’asino e il pozzo.
Per chi non l’avesse mai sentita, la scrivo di seguito in una delle sue varie versioni.

“Un giorno l’asino di un contadino cadde in un pozzo. Non si era fatto male, ma non poteva più uscire.
Il povero animale continuò a ragliare sonoramente per ore. Il contadino era straziato dai lamenti dell’asino, voleva salvarlo e cercò in tutti i modi di tirarlo fuori ma, dopo inutili tentativi, si rassegnò e prese una decisione crudele. Poiché l’asino era ormai molto vecchio e non serviva più a nulla e poiché il pozzo era ormai secco e in qualche modo bisognava chiuderlo, chiese aiuto agli altri contadini del villaggio per ricoprire di terra il pozzo.
Il povero asino, imprigionato, al rumore delle palate e alle zolle di terra che gli piovevano dal cielo capì le intenzioni degli esseri umani e scoppiò in un pianto irrefrenabile. Poi, con gran sorpresa di tutti, dopo un certo numero di palate di terra l’asino rimase quieto.
Passò del tempo; nessuno aveva il coraggio di guardare nel pozzo mentre continuavano a gettare la terra.
Finalmente il contadino guardò nel pozzo e rimase sorpreso per quello che vide: l’asino si scrollava dalla groppa ogni palata di terra che gli buttavano addosso, e ci saliva sopra. Man mano che i contadini gettavano le zolle di terra, saliva sempre di più e si avvicinava al bordo del pozzo.
Zolla dopo zolla, gradino dopo gradino, l’asino riuscì ad uscire dal pozzo con un balzo e cominciò a trottare felice.”

Questa storia, che apparentemente sembra solamente una storiella sull’intelligenza del suddetto asino, in realtà rivela tra le sue preziose righe una verità esistenziale di grande importanza, che riguarda da vicino ciascuno di noi.

Il contadino è la vita, il pozzo le difficoltà in cui talvolta ci troviamo e l’asino – suppongo che su questo siamo d’accordo tutti – siamo noi.

La vita cerca di farci evolvere con le buone, e quindi in modo dolce, ma se proprio noi non capiamo le cose, e se dopo tante opportunità di apprendimento andate sprecate finiamo dritti dentro un pozzo, passa al piano B e ci fornisce opportunità di evoluzione più difficili, sotto forma di vangate di terra che rischiano di seppellirci vivi.

Tuttavia, se noi evitiamo di piangerci addosso e di lagnarci per quanto la vita è crudele (come se nel pozzo non ci fossimo caduti noi, poi…), possiamo trasformare gli ostacoli in opportunità. E man mano risollevarci ed elevarci.

Persino i momenti in apparenza più difficili (e un gruppo di contadini che cerca di seppellirci vivi credo che lo sia) possono diventare nostri punti di forza se sappiamo integrare in noi il messaggio e la forza in essi racchiusi. Anche perché l’anima non si assume mai compiti oltre la sua portata, e quindi, qualunque evento ci capiti, abbiamo la forza necessaria a superarlo.

Come sempre, sta a noi: innanzi tutto nell’evitare di cadere nei pozzi, e poi, se proprio non riusciamo a fare a meno di finirci dentro, nell’uscirci.

E magari, più avanti, nell’insegnare agli altri come non cadere nei pozzi o come uscirne…

Fosco Del Nero

 

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