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Il corpo di dolore di TolleDi recente ho letto uno dei libri di Eckhart Tolle, e segnatamente Un nuovo mondo.
In esso l’autore, tra le altre cose, parlava del corpo di dolore, ossia del potenziale emotivo-energetico negativo che abbiamo accumulato nel corso degli anni a furia di provare emozioni negative come rabbia, tristezza, solitudine, gelosia, etc.

Tale corpo di dolore, se non liberato, rimane dentro di noi per tutta la nostra vita, e contribuisce alla formazione di nuovo dolore.
La ricetta di Tolle per uscirne?
Oramai lo sanno anche i muri, credo: la presenza nel qui e ora, il fatidico momento presente (Il potere di adesso, il suo primo libro, parla soprattutto di questo per l’appunto).

La presenza, sia in generale sia nei momenti in cui le emozioni negative si presentano, le scioglie, le trasmuta nelle loro ottave superiori. Le santifica, in un certo senso. Anzi, non in un certo senso: è proprio così.

Nella realtà duale in cui viviamo, anche le emozioni sottostanno alla regola delle ottave, e siamo noi che decidiamo in quale punto dello spettro emotivo stare, tra la paura e l’amore, che poi si possono riscrivere come tra la non fiducia e l’assoluta fiducia nella vita, tra il lottare contro l’esistenza e il lasciarla fluire.

Dopo la prima notizia positiva della possibilità di trasmutare alchemicamente le proprie emozioni, passiamo alla seconda notizia positiva.

Il potenziale di dolore mantiene le sue dimensioni anche dopo che lo trasmutiamo: ossia, se il corpo di dolore era molto grande e si riesce a trasmutarlo, poi ci si troverà immersi in un grande amore-compassione.

Concetto che, peraltro, trova conferma in moltissimi casi di autori di crescita personale di fama mondiale, spesso passati per trascorsi di vita assai difficili: al volo, mi vengono in mente i vari Louise Hay, Wayne Dyer, Alejandro Jodorowsky, Roy Martina, Joe Vitale, lo stessoEckhart Tolle… gente passata nell’infanzia-giovinezza attraverso violenza, sofferenza, malattia, povertà estrema, e che poi, toccato il fondo e preso slancio da esso, ha fatto tanto per l’umanità (Louise Hay forse è il caso più eclatante di contrasto tra sofferenza subita e amore generato).

D’altronde, l’energia è energia… quello che cambia è solo il segno: se dentro se ne ha molta, anche se di segno negativo, basta invertire il segno per trovarsi in mezzo a tanta energia positiva.

Ossia, per dirla in altre parole, ciò che “santifichi” e cambia di segno diventa la tua forza.
Mentre se non lo trasmuti e ignori il processo di evoluzione personale che ti viene richiesto (che la tua stessa anima ha richiesto), esso attirerà a te altre prove sempre più difficili da ignorare.

Quindi, la prossima volta che ci sentiamo sopraffatti dal dolore per qualcosa, esultiamo dentro di noi, perché quella quantità di dolore-paura-tristezza è esattamente la stessa quantità di amore-bellezza-compassione a cui possiamo arrivare.

E ci possiamo arrivare davvero: l’anima non si assume mai prove che non è in grado di superare.

Qualunque cosa ci capiti, dunque, dall’abbandono sentimentale alla malattia, essa è esistenzialmente alla nostra portata… l’abbiamo scelta noi stessi come anima, e la possiamo superare come personalità.
Il premio, che non sta nell’altro mondo come falsamente insegnato da molte religioni (perlomeno, nelle loro posizioni essoteriche destinate al grande pubblico, ben diverse da quelle esoteriche riservate a un ristretto cerchio interno), ma sta dentro noi stessi, in questo livello di esistenza, è davvero sempre e letteralmente a un passo.

Fosco Del Nero

 

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