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Le piccole cose, l’allenamento e la partitaDi recente, sulla scia di un piccolo evento che ha suscitato reazioni emotive diverse in differenti persone, alcune negative, altre indifferenti e altre ancora divertite, mi è sorta dentro una riflessione.

Che, peraltro, è una riflessione semplice semplice… come tutte le cose vere della vita.

Prima ci si allena, e poi si gioca in campionato.
Detta così sembra una banalità, talmente tanto è ovvio che prima di ottenere risultati in una competizione dobbiamo allenarci per bene per riuscire a fare delle cose, che siano gesti fisici o gesti tecnici.

Se voglio imparare a cucinare, prima dovrò esercitarmi, e magari studiare un poco, leggermi delle ricette, fare delle prove, no?
Se voglio giocare a calcio, prima dovrò fare un po’ di preparazione fisica e di preparazione tecnica, e anche tattica, giusto?
Se voglio dipingere un quadro, è probabile che prima debba imparare qualcosina su colori, tele, pennelli, etc…

E in ambito spirituale?
Forse qui prima di ottenere dei risultati non occorre imparare, capire… e poi mettere in pratica?

Ovviamente il processo vale anche in campo spirituale, sebbene il fattore temporale ci costringa ad avere una prospettiva più ampia.
Difatti, se io non sono capace di stoppare un pallone a calcio, la cosa si vede istantaneamente, sia in partita che in allenamento… e da qui l’esigenza di allenarmi se voglio giocare decentemente.

Nella vita, però, che alla fine non è altro che un grande campo pratica, questo meccanismo è diluito dal fattore tempo… nonché velato dalla mole di convinzioni miopi di cui siamo stati nutriti fin dall’infanzia.

Infatti, se io ho una debolezza spirituale, supponiamo la paura dell’abbandono, questa non si vede all’istante, ma solo in talune circostanze di vita, che magari sono molto differite nel tempo dai momenti in cui tale paura è nata o è stata “nutrita”.

E il paradigma scientista-razionalista in cui l’Occidente era immerso (notate come parlo al passato) certamente non ci aiutava nella visione ad ampio raggio.
Col risultato che abbiamo sempre fatto fatica a portare sul piano esistenziale-spirituale quello che ci sembra naturale, persino ovvio, sul piano materiale.

La vita, dunque, è una grande partita, la partita dell’evoluzione dell’anima, e prima di sottoporci a prove difficili, ci testa in allenamento, con eventi lievi, apparentemente trascurabili, come quello che ha originato la riflessione alla base di questo articolo (per la cronaca, si trattava di ravioli…).

Per non farla troppo lunga, l’esistenza, che ha da insegnarci qualcosa (e ovviamente ciascuno ha le sue lezioni da imparare), dapprima ci mette di fronte a qualcosa di piccolo, che potrebbe essere un raviolo, un ritardo del treno, il termosifone che si guasta, la connessione internet che non funziona, un libro che si perde, etc, e man mano, se non apprendiamo la lezione con le buone (la via dell’amore… io parlo di piano A), passa alle cattive (la via della sofferenza, il piano B).

Sempre per parlare facile facile, ci vengono date molte opportunità per apprendere, per esempio, l’amore incondizionato, oppure la leggerezzadistacco, oppure la fiducia nell’esistenza

… ma se non capiamo con le cose leggere e semplici, quelle “trascurabili”, la vita passa a quelle più pesanti, quelle che non possiamo ignorare per quanto ci colpiscono con forza.
Se arriviamo a quelle, non è perché Dio o l’esistenza ci vogliono male… ma è perché non abbiamo sfruttato l’allenamento passato, e quindi il “gradiente” di difficoltà è salito.

Per fare un esempio, se imparassimo il non attaccamento e l’amore incondizionato dal rapporto col nostro gatto, non ci sarebbe bisogno del partner che ci abbandona.

O ancora, se imparassimo la fiducia nella vita dall’alternarsi ciclico dei giorni e delle stagioni, non ci sarebbe bisogno del licenziamento sul posto di lavoro.

C’è dunque una gradualità in questo senso, ed è su questa che dobbiamo puntare, perché si tratta di una gradualità molto protratta nel tempo: prima di essere sottoposti a una prova dura, infatti, probabilmente ne abbiamo saltate molte altre più leggere: non abbiamo superato l’esame, o forse non ci siamo nemmeno presentati.

Ma comunque, stiamo allegri, perché la vita non ci sottopone mai a una prova se non abbiamo le qualità e la forza per superarla.
E dopo che l’abbiamo superata, che sia tramite il piano A o il piano B, quella prova diventa una nostra forza, qualcosa che fa parte per sempre del nostro bagaglio.

Certo, poi ci saranno altri ostacoli da saltare… ma questa è la vita, questo è il nostro cammino di evoluzione, e siamo qui apposta.

E sta a noi scegliere se percorrere il sentiero dell’amore o dell’attrito: buona scelta… e buon cammino.

Fosco Del Nero

 

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